Cap. 1. Il Dialogo Interreligioso


Durante gli studi teologici ho avuto modo di studiare un po' le altre religioni, e in particolare sono stato attratto fin dall'inizio dal Buddismo.
Un missionario tornato dal Giappone ci parlo' dello Zen e in quell'occasione ci sedemmo insieme in meditazione. Incrociare le gambe, svuotare il cuore da ogni pensiero e stare seduto immobile era la mia prima esperienza di meditazione Zen.
Fu per me come una nuova scoperta. Mi sembrava che fosse quello che il mio corpo e il mio cuore cercavano da tempo. Per qualche tempo continuai a sedermi in posizione Zen seguendo le indicazioni di quel missionario e leggendo qualche libro per conoscere un po' questo mondo.

Dopo l'ordinazione presbiterale, in occasione dell'invio in missione, probabilmente questo mio interesse per il Buddismo Zen ebbe influsso per scegliere come missione il Giappone. E in Giappone, oltre al lavoro missionario ebbi la possibilita' di ricevere un'ottima guida nella meditazione Zen, prima dal gesuita P.Lassalle (1) e poi dal maestro Yamada Koun di Kamakura (2).
Oltre alla pratica cominciai a studiare Buddismo Zen all'Universita' Komazawa di Tokyo per avere anche una comprensione culturale di esso.
Molte volte mi fu fatta la domanda: "Come puo' un cristiano, e specialmente un prete studiare Buddismo e praticare meditazione Zen?". Certamente quando si e' troppo attaccati al pensiero e alla forma esterna della propria religione si evita di avere contatti con le altre religioni. Pero' a me sembra che da circa 20 anni a questa parte si sia sviluppato un movimento di apertura, e gli uomini cerchino di superare barriere di razza, nazionalita' e religione per un mondo unito nella pace e nel rispetto vicendevole.

In questo movimento di apertura vorrei porre il Concilio Ecumenico Vaticano II (1963-65), in cui la Chiesa Cattolica si e' rinnovata nella mentalita', nella liturgia e nell'organizzazione. Nei documenti del Concilio si nota anche attenzione al dialogo interreligioso e al bisogno di conoscenza e interscambio con le altre religioni.
Nella Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane "Nostra Aetate" si legge:
La Chiesa Cattolica nulla rigetta di quanto e' vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verita' che illumina tutti gli uomini. Essa pero' annuncia, ed e' tenuta ad annunziare, il Cristo che e' "via, verita' e vita" in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato a se stesso tutte le cose. Essa percio' esorta i suoi Figli affinche', con prudenza e carita', per mezzo del dialogo e la collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana essi riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi (3).
In questi 20 anni altre volte sono state fatte dichiarazioni simili. Per fare solo un esempio, nella dichiarazione ufficiale a chiusura della prima assemblea plenaria della Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche (FABC) svoltasi a Taipei dal 22 al 27 aprile 1974 si dice:
La Chiesa Locale e' una chiesa incarnata nella gente, una chiesa indigena e inculturata. E questo significa in concreto una chiesa in continuo, umile e amoroso dialogo con le tradizioni vive, le culture, le religioni - in breve con tutte le realta' vive della gente in mezzo a cui ha affondato profondamente le sue radici e di cui fa propria la storia e la vita. Cerca di partecipare in ogni cosa che veramente appartiene alla sua gente: i suoi significati e i suoi valori, le sue aspirazioni, i suoi pensieri, il suo linguaggio, i suoi canti e le sue manifestazioni artistiche. Perfino le sue debolezze e gli sbagli essa assume, perche' possano essere sanati.
Nello stesso modo il Figlio di Dio assunse la totalita' della nostra condizione umana caduta (eccetto che per il peccato) in modo che Egli potesse veramente farla propria e redimerla nel suo mistero pasquale.
In Asia questo comporta specialmente un dialogo con le grandi tradizioni religiose della nostra gente. In questo dialogo noi le accettiamo come significanti e come elementi positivi nell'economia del disegno divino di Salvezza. In esse riconosciamo e rispettiamo profondi significati e valori spirituali ed etici. Per molti secoli esse sono state il tesoro dell'esperienza religiosa dei nostri antenati, e da cui i nostri contemporanei non cessano di attingere luce e forza. Esse sono state e continuano ad essere l'autentica espressione dei piu' nobili desideri del loro cuore e il luogo della loro contemplazione e preghiera. Esse hanno aiutato a dare forma alla storia e alla cultura delle nostre nazioni (4)
.
Seguendo questi ed altri consigli simili, molti cristiani e missionari in tutto il mondo hanno cominciato a studiare le altre religioni, ad approfondirne il pensiero e l'insegnamento, a praticarne il modo di pregare e di meditare. Anche in diversi istituti missionari si consiglia che in ogni nazione qualche missionario entri in dialogo in modo specializzato con le religioni del luogo.

Il tema di questa tesi di licenza di buddismo all'Universita Komazawa di Tokyo e' un confronto fra Zen e Cristianesimo; pero' invece di paragonare le due religioni in modo completo ho preferito accostare Francesco d'Assisi (1181-1226) e il maestro Doghen (1200-1253), vissuti nello stesso periodo.
Una volta che stavo praticando meditazione Zen allo Zendo San'un di Kamakura, il maestro Yamada Koun cito' le seguenti parole dall'opera Shobo-Ghenzo di Doghen:
So con certezza: il mio cuore sono i monti, i fiumi e la terra; sono il sole, la luna e le stelle. (5)
La spiegazione che diede il maestro Yamada fu la seguente: Il cuore qui indica tutto il proprio essere, e Doghen si sente in profonda unita', si sente una cosa sola con la natura e con tutto l'universo. E' come se dicesse: "Io sono i monti, i fiumi e la terra; sono il sole, la luna e le stelle."
Sentite queste parole mi e' venuto subito in mente il Cantico delle Creature di Francesco. Nel cantico, Francesco chiama il sole fratello e la luna sorella. In lui non c'e' l'espressione Io sono un tutt'uno col sole e con la luna. Se avesse detto "Io sono il sole, sono la luna", questo non avrebbe avuto senso secondo la filosofia e la mentalita' occidentale; se l'avesse detto sarebbe stato preso per pazzo. Gia' i contemporanei lo definirono "pazzo" per il suo comportamento prima di scoprire in lui il "santo". Francesco chiamando tutte le creature fratelli e sorelle esprime la sua unita' spirituale con esse, anche lui sentiva di essere una cosa sola e di vivere in intima unione con la natura e tutte le creature dell'universo.

Queste sono le parole del Cantico delle Creature:

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfane,
et nullu homo ene dignu Te mentovare.
Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo quale e' iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu e' bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si', mi' Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ai formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature dai sustentamento.
Laudato si', mi' Signore, per sor'Acqua,
la quale e' multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si', mi' Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello e' bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke'l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
Guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovara' ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no'l farra' male.
Laudate et benedicete mi' Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate. (6)
Poiche' il maestro Doghen e Francesco appartengono a mondi e culture diverse, naturalmente non usano le stesse espressioni, pero' a parte le idee e le parole, mi pare che fossero in una simile posizione di Satori (7).
La grande illuminazione di aver dimenticato e annientato il proprio Io e essere diventati un tutt'uno con gli altri uomini e con tutto l'universo e' il loro punto in comune. Attraverso una ricerca comparata vorrei approfondire questa grande percezione di unita' con l'universo e le creature in Francesco e Doghen, inquadrandoli nella situazione storica e religiosa del loro mondo.

Ritorna all'indice

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

NOTE

(1).. Il padre gesuita Hugo Lassalle nacque in Germania nel 1898. Venne in Giappone da giovane, e inizio' il suo approccio al mondo dello Zen verso i 40 anni. Costrui' un centro di meditazione Zen cattolico chiamato "Shinmeikutsu" sulle montagne alla periferia di Tokyo, e tuttora dirige ritiri di meditazione in Giappone e in Europa. Avendo preso la cittadinanza giapponese il suo nome giapponese e' Enomiya Makibi.

Ritorna al testo


.

.

.

.

.

.

.

.

.

(2)..Yamada Koun, nato nel 1907, e' un maestro Zen laico. Dopo Harada Sogaku e Yasutani Hakuun e' alla guida di una scuola Zen detta "Sambo- Koryukai (Associazione per far rifiorire i tre tesori), che nella pratica Zen cerca di unire il meglio delle scuole Rinzai e Soto. E' abbastanza aperto alle altre religioni e offre la sua guida a numerosi stranieri, fra cui anche fedeli e religiosi cattolici.

Ritorna al testo


.

.

.

.

.

.

.

.

.

(3).."Concilio Ecumenico Vaticano II. Costituzioni, Decreti, Dichiarazioni", Ed. Ancora, Milano 1966. Pg. 367.

Ritorna al testo


.

.

.

.

.

.

.

.

.

(4)..Tradotto da "Evangelization in modern day Asia, The first plenary assembly of the Federation of Asian Bishops' Conferences, 3rd ed. 1981. Publ. by Office of the Secretary General, Hong kong-Manila. N. 12-14.

Ritorna al testo


.

.

.

.

.

.

.

.

.

(5)..Tradotto da "Shobo-Ghenzo", capitolo "Sokushin-zebutsu".

Ritorna al testo


.

.

.

.

.

.

.

.

.

(6)..Fonti Francescane, Editio Minor, Editrici Francescane 1986, pg.136.

Ritorna al testo


.

.

.

.

.

.

.

.

.

(7)..Satori e' una parola giapponese che indica "la chiara comprensione" di qualcosa. E' generalmente tradotta "Illuminazione", oppure "Risveglio"; in inglese si usa anche il termine "Realization". Come forma verbale "Satoru" e' tuttora comunemente usata. Nello Zen indica una profonda esperienza di comprensione della Verita'. A volte e' usata per indicare un'esperienza mistica temporale, e' un po' l'obiettivo che ci si propone con la pratica religiosa. Altre volte, come intende Doghen, e' usata per indicare uno stato permanente di comprensione e di apertura mentale, che di per se' e' innata nell'uomo, ma si sviluppa e si chiarifica con la pratica religiosa.

Ritorna al testo


.

.

.

.

.

.

.

.

.