Cap. 3. Fratelli e Sorelle Creature
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Dopo la conversione l'atteggiamento di Francesco verso le ceature cambio'.Non le vedeva piu' come strumenti o materiale per il suo piacere, ma qualcosa che come lui viveva all'interno della stessa grande vita.
Francesco dopo la guerra con Perugia e la prigionia che ne segui' aveva capito bene che era l'attaccamento alle cose, al denaro, alla gloria e al potere che spingeva gli uomini a ferirsi e a uccidersi a vicenda. In un lungo anno di vita in prigione aveva percepito in profondita' la futilita' e stupidita' dell'odio, della guerra e della ricerca del potere.
Inoltre dopo essere tornato a casa ed essere guarito dalla malattia aveva capito la bellezza e il valore di tutte le cose, le persone innanzitutto. Nell'incontro col lebbroso, Francesco aveva superato la paura e il ribrezzo che tutti avevano, e lo aveva baciato riconoscendolo un fratello che come se stesso viveva della vita di Dio.
Dal momento della conversione per tutta la vita continuo' a insegnare agli uomini la forza dell'Amore di Dio che unisce tutti. Gli uomini sono tutti figli di Dio e nascono per amarsi e vivere insieme in pace e felicita', e questa pace non e' solo fra gli uomini ma deve comprendere tutte le creature.
Francesco vedeva anche gli animali come suoi fratelli e sorelle e ad essi parlava con gentilezza, e da parte loro c'era una reazione inaspettata. Gli episodi piu' famosi sono quelli della predica agli uccelli e del lupo di Gubbio.
(Verso il 1214) Mentre, come si e' detto, il numero dei frati andava aumentando, Francesco percorreva la valle Spoletana. Giunto presso Bevagna, vide raccolti insieme moltissimi uccelli d'ogni specie, colombe, cornacchie e "monachine".
Il servo di Dio, Francesco, che era uomo pieno di ardente amore e nutriva grande pieta' e tenero amore anche per le creature inferiori e irrazionali, corse da loro in fretta, lasciando sulla strada i compagni.
Fattosi vicino, vedendo che lo attendevano, li saluto' secondo il suo costume. Ma, notando con grande stupore che non volevano volare via, come erano soliti fare, tutto felice, li esorto' a voler ascoltare la parola di Dio. E tra l'altro disse loro:
"Fratelli miei uccelli, dovete lodare molto e sempre amare il vostro Creatore, perche' vi diede piume per vestirvi, ali per volare e tutto quanto vi e' necessario. Dio vi fece nobili tra le altre creature e vi concesse di spaziare nell'aria limpida: voi non seminate e non mietete, eppure Egli vi soccorre e guida, dispensandovi da ogni preoccupazione".
A queste parole, come raccontava lui stesso e i frati che erano stati presenti, gli uccelli manifestarono il loro gaudio secondo la propria natura, con segni vari, allungando il collo, spiegando le ali, aprendo il becco e guardando a lui.
Egli poi andava e veniva liberamente in mezzo a loro, sfiorando con la sua tonaca le testine e i corpi. Infine li benedisse col segno di croce dando loro licenza di riprendere il volo. Poi anch'egli assieme ai suoi compagni riprese il cammino, pieno di gioia e ringraziava il Signore che e' venerato da tutte le creature con si' devota confessione (1)
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Anche il miracolo del lupo di Gubbio, avvenuto verso il novembre del 1221 mostra come Francesco fosse rispettato e venerato dagli animali. Il racconto e' riportato dai Fioretti al cap.21, e qui lo riassumo:
Gli abitanti di Gubbio vivevano in preda al terrore a causa di un lupo grosso e feroce come se ne vedono pochi. Avevano chiuso le porte della citta' e non ne uscivano se non in caso di necessita' e armati come se andassero a combattere. Questa bestia feroce simile a un demonio, era solita apparire dalla foresta e rapire e divorare animali e uomini.
Francesco, sentito questo ando' a Gubbio con alcuni frati per metter rimedio alla situazione, e prese la strada per la foresta dove c'era il covo della bestia. Gli abitanti di Gubbio tentarono di fermare Francesco, ma egli non aveva paura.
Quando apparve il lupo, Francesco avanzo' verso di lui, gli fece un grande segno di croce e gli disse: "Vieni qui, frate lupo. Io ti comando da parte di Cristo che tu non faccia male ne' a me ne' a persona alcuna". Con sorpresa di tutti il lupo chiuse la bocca e smise di correre; si avvicino' e si mise a giacere ai piedi di Francesco mansueto come un agnello.
Francesco continuo': "Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, e hai fatto grandi malefici, guastando e uccidendo le creature di Dio senza sua licenza; e non solamente hai uccise e divorate le bestie, ma hai avuto ardire d'uccidere uomini fatti alla immagine di Dio; per la qual cosa tu se' degno delle forche come ladro e omicida pessimo, e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t'e' nemica.
Ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro, sicche' tu non li offenda piu', ed essi ti perdonino ogni passata offesa, e ne' gli uomini ne' i cani ti perseguitino piu'".
E dette queste parole, il lupo con atti di corpo e di coda e di orecchi e con inchinare il capo mostrava d'accettare cio' che santo Francesco diceva e di volerlo osservare. Come segno di promessa Francesco gli stese la mano e il lupo si rizzo' in piedi e vi pose la sua zampa.
Poi Francesco lo condusse dentro la citta', davanti agli abitanti di Gubbio. E predico' loro che questa disgrazia era stata permessa da Dio a causa dei loro peccati, e che dovevano convertirsi, far la pace con frate lupo, trattarlo con gentilezza e dargli da mangiare.
Il lupo visse ancora per due anni abitando in Gubbio, addomesticato e benvoluto dagli abitanti, che si ricordarono sempre questo insegnamento di Francesco.
In questo racconto, non solo si vede come Francesco si sentisse in intima unione con tutto l'universo e le creature, compresi gli animali, ma si puo' anche notare l'insegnamento cristiano che vede nei peccati degli uomini e nel loro comportamento egoista la causa del ribellarsi della natura verso gli uomini causando varie disgrazie.
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Francesco dal momento della conversione comincio' a vedere tutte le creature con occhi nuovi e a portare continuamente nel cuore un canto di lode. Pur nell'estrema poverta' e in mezzo ai tormenti dal suo cuore sgorgava la gioia. Non era piu' la gioia dei divertimenti e degli schiamazzi del periodo giovanile, ma era la grande gioia e serenita' che proveniva dall'illuminazione di vivere in un rapporto di fratellanza e di amore con tutte le creature, avvolto insieme ad esse dall'amore di Dio.
Questa gioia semplice e spontanea di Francesco e dei suoi discepoli era una delle caratteristiche del primo gruppo di "frati". E questo canto di lode che sempre portava nel cuore, nel maggio del 1225 divento' il "Cantico delle Creature".
In quel periodo Francesco, impossibilitato a muoversi per la malattia e il dolore agli occhi, che teneva fasciati anche di giorno perche' non vi entrasse la luce, riposava in una celletta di stuoie, fatta costruire nella casa di S.Damiano. Una notte, quando era arrivato all'apice della sofferenza, ricevette da Dio in sogno la promessa che sarebbe entrato nel Regno di Dio. Pur tra atroci dolori il suo cuore era colmo di gioia, e in unione con tutte le creature dell'universo innalzo' a Dio il canto di lode.
Quando fu mattino, con gli occhi fasciati perche' non entrasse la luce ad aumentare il bruciore, chiamo' i frati che lo assistevano, disse loro di scrivere il cantico che avrebbe dettato, di impararlo e cantarlo agli altri. Questo e' raccontato nella Leggenda Perugina, (n.43) e nella Vita Seconda di Celano, (n.213).
Il testo originale di questo cantico si trova nel n.43 della Leggenda Perugina e in alcuni vecchi codici degli Opuscoli. Il testo piu' usato e' quello n.338 della Biblioteca Comunale di Assisi. Il fatto che mentre la Leggenda Perugina e' scritta in latino, e solo questo cantico che vi leggiamo nel n.43 sia scritto in volgare, fa pensare alla sua autenticita'.
Al tempo di Francesco nelle chiese e nelle scuole era usato comunemente il latino, ma la gente comune parlava solo la lingua volgare. Francesco che non aveva fatto studi particolari, non sapeva esprimersi in latino neppure nei discorsi: e' normale che volendo esprimere quanto di piu' prezioso aveva in cuore abbia usato la lingua volgare.
In seguito la lingua volgare della Toscana e Umbria divento' la lingua italiana, e il "Cantico delle Creature" riveste una particolare importanza nella storia della letteratura italiana.
Il contenuto di questo cantico, di cui ho riportato il testo nel primo capitolo, non e' qualcosa di assolutamente nuovo. Se guardiamo l'Antico Testamento e specialmente i Salmi, cantare le lodi di Dio era una forma di preghiera molto usata dagli Ebrei.
Si potrebbe pensare anche che il Cantico di Francesco sia stato ispirato dal canto di lode che troviamo nel terzo capitolo del libro del profeta Daniele. Questo libro non si trova nella Bibbia Ebraica (Testo Masoretico), ma si puo' leggere nella Volgata, la traduzione in Latino che S.Gerolamo fece nel quarto secolo dai testi siriaci, ed e' la traduzione da allora usata nella chiesa cattolica, e che anche Francesco conosceva bene.
E' il canto dei tre ragazzi giudei fatti gettare nella fornace ardente da Nabucodonosor, re babilonese. Pur in mezzo alle fiamme i tre ragazzi non furono bruciati, e cantando a voce alta invitano tutte le creature a lodare Dio.
Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.
R/ Lodate ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore. R/
Benedite, o cieli, il Signore. R/
Benedite, acque tutte che siete sopra i cieli, il Signore. R/
Benedite, potenze tutte del Signore, il Signore. R/
Benedite, sole e luna, il Signore. R/
Benedite, stelle del cielo, il Signore. R/
Benedite, piogge e rugiade, il Signore. R/
Benedite, o venti tutti di Dio, il Signore. R/
Benedite, fuoco e calore, il Signore. R/
Benedite, freddo e caldo, il Signore. R/
Benedite, rugiade e brine, il Signore. R/
Benedite, gelo e freddo, il Signore. R/
Benedite, ghiacci e nevi, il Signore. R/
Benedite, notti e giorni, il Signore. R/
Benedite, luce e tenebre, il Signore. R/
Benedite, folgori e nubi, il Signore. R/
Benedica la terra il Signore. R/
Benedite, monti e colline, il Signore. R/
Benedite, o cose tutte che siete sulla terra, il Signore. R/
(Libro di Daniele 3, 57-90)
La somiglianza con il cantico di Francesco e' evidente, pero' c'e' una differenza che fa del cantico di Francesco qualcosa di caratteristico e propriamente suo: Francesco si rivolge alle creature a una per una chiamandole "fratello" e "sorella".
Provando a distinguere per gradi il possibile atteggiamento verso le creature: un uomo normale si trova in mezzo alla natura e alle cose e usa delle cose secondo le proprie necessita' senza pensarci troppo;
un uomo con spirito religioso prova meraviglia di fronte alla forza e alla bellezza delle cose e le adora, oppure come nel caso del Cristianesimo e del Giudaismo adora Dio creatore delle cose e rispetta le cose e le usa con attenzione.
In questo cantico Francesco pensa l'universo come una grande famiglia che vive della vita di Dio. In questa famiglia non c'e' opposizione fra la natura, le cose e l'uomo che le usa, ma l'uomo, la natura e le cose sono tutti fratelli, vivono tutti della stessa vita di Dio, respirano dello stesso respiro. Per questo l'attaccamento alle cose viene annullato. Non c'e' bisogno di prendere le cose per se', sia nel caso del cibo che del vestito o di altro, "fratello pane", "fratello vestito" ecc. quando c'e' necessita' vengono da noi per essere mangiati, essere indossati. O meglio secondo le parole di Gesu' Cristo il nostro Padre che e' nei cieli ci da' ogni giorno il pane quotidiano e non c'e' alcun bisogno di preoccuparsi.
Inoltre Francesco non pensava le creature "fratelli" e "sorelle" solo razionalmente, ma esprimeva questo con tutto il suo corpo e il suo spirito. Per questo gli uccelli che normalmente fuggono gli uomini e il lupo si avvicinavano a Francesco con simpatia, come a un fratello. Francesco aveva un carattere che a volte si adirava fortemente, ma quello era solo lo zelo di fronte alla debolezza degli uomini per portarli alla conversione. In realta' era uno che portava sempre la pace in mezzo agli uomini dovunque andasse.
Provo qui a commentare il Cantico delle Creature per una migliore comprensione.
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfane,
et nullu homo ene dignu Te mentovare.
Il canto di lode a Dio dovrebbe essere qualcosa di normale per un cristiano. Pero' proviamo a pensare alla situazione di sofferenza di Francesco in quella notte:
Francesco soggiorno' a San Damiano per 50 giorni e piu'. Non essendo in grado di sopportare di giorno la luce naturale, ne' durante la notte il chiarore del fuoco, stava sempre nell'oscurita' in casa e nella cella. Non solo, ma soffriva notte e giorno cosi' atroce dolore agli occhi, che quasi non poteva riposare e dormire, e cio' accresceva e peggiorava queste e le altre sue infermita'. Come non bastasse, se talora voleva riposare e dormire, la casa e la celletta dove giaceva (era fatta di stuoie, in un angolo della casa) erano talmente infestate dai topi, che saltellavano e correvano intorno e sopra di lui, che gli riusciva impossibile prender sonno (2).
Continuando, la Leggenda Perugina riporta la preghiera di Francesco:
"Signore, vieni in soccorso alle mie infermita', affinche' io possa sopportarle con pazienza!", e la promessa del Signore che gli fu detta in spirito: "fratello, sii felice ed esultante nelle tue infermita' e tribolazioni, d'ora in poi vivi nella serenita', come se tu fossi gia' nel mio Regno".
Francesco chiama "Altissimu, onnipotente, bon Signore", colui che gli ha fatto la promessa di essere gia' nel Regno e questa ispirazione si collega alla grande serenita' che aveva nel cuore per essere amato da Dio ed essere amato da fratelli e sorelle creature.
Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo quale e' iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu e' bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
In molte religioni dell'antichita' e anche nella religione di Roma era comune considerare il sole una divinita' ed adorarlo. Pero' nella Bibbia o nelle preghiere della Chiesa ci sono casi in cui si paragona Dio o Gesu' Cristo al sole.
Francesco in questo influsso dice a Dio: "de Te, Altissimo, porta significatione". Egli pensava il sole come la piu' bella delle creature, e poiche' Dio lo fa sorgere ogni giorno perche' noi possiamo vederci, tutti gli uomini dovrebbero ringraziarlo.
All'inizio questo cantico, come si vede nella Leggenda Perugina era chiamato "Cantico di Frate Sole". Poi nelle biografie di Tommaso da Celano, di Bonaventura, ecc. fu cambiato il titolo.
Laudato si', mi' Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ai formate clarite et pretiose et belle.
Se il sole e' simbolo di fortezza e stabilita', la luna e' simbolo dei cambiamenti attraverso cui passiamo nella nostra vita. Attraverso tutte le fasi del suo ciclo, da luna nuova a luna piena, dall'antichita' e' stata presa come simbolo delle varie eta' in cui passiamo: il concepimento, il feto, l'infanzia, la giovinezza, l'eta' adulta, la vecchiaia e la morte. Per questo la luna ha relazione simbolica con la fertilita', con la crescita e la morte.
Secondo il famoso antropologo Mircea Eliade
"fin dall'antichita', con la scoperta dell'agricoltura, lo stesso simbolismo ha collegato insieme la luna, le acque del mare, la pioggia, la fertilita' delle donne e degli animali, la vita delle piante, il destino dell'uomo dopo la morte e le cerimonie di iniziazione" (3)
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Per quanto riguarda le stelle, la ricerca scientifica in astronomia ha portato a scoperte difficili da immaginarsi. Solo per dare qualche esempio della grandezza dell'universo intorno a noi, la Via Lattea, la galassia a cui appartiene la Terra e il sistema solare, e' larga da 80 a 100.000 anni luce, e il sole e' distante dal centro 27.000 anni luce. Pensando che la velocita' della luce e' di circa 300.000 km al secondo, un anno luce e' di circa 10.000.000.000.000 (diecimila miliardi) di Km.
Inoltre nella Via Lattea ci sono circa 100 miliardi di stelle come il sole. Se prendiamo la galassia Andromeda, essa dista dalla terra circa 2.300.000 anni luce (23.000.000.000.000.000.000 Km), e' larga 200.000 anni luce, e contiene circa 300 miliardi di stelle (4).
Per riuscire a rendersi conto anche minimamente di queste cifre e capire la grandezza dell'universo e delle stelle, ci vuole una forte immaginazione da artista.
Nell'universo di grandezza inimmaginabile, vi e' un numero inimmaginabile di stelle, ma quando fissiamo il cielo stellato in una notte chiara e osserviamo gli innumerevoli puntini luminosi che brillano di una luce debole e tremolante, proviamo per essi una specie di simpatia, e sentiamo di avere qualcosa in comune con loro, quella simpatia e comunanza per cui Francesco le chiamava "sorelle". Dentro questo universo infinitamente grande, ogni cosa anche la piu' piccola puo' essere chiamata fratello o sorella.
Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature dai sustentamento.
Francesco personificando i vari fenomeni del tempo atmosferico li chiama con simpatia fratelli e sorelle. Attraverso di essi Dio, il principio dell'universo, sostiene la vita quotidiana degli uomini.
Chi lavora e si guadagna la vita da solo ed ha indipendenza economica, ha spesso l'illusione di essere sufficiente a se stesso. Col salario del suo lavoro puo' comperare quello che vuole e non ha bisogno dell'aiuto di nessuno.
Ma Francesco non era indipendente: viveva di elemosina, di quanto la gente nella loro bonta' gli offrivano, a volte del buon pane, a volte rifiuti. Francesco era abituato ad aver bisogno degli altri ogni giorno per poter mangiare. Aveva sempre la coscienza di essere sostenuto dagli altri; non solo dalla gente, ma anche dalle creature.
Il vento che muove le barche e le pale dei mulini; la pioggia che bagna e feconda la terra permettendo la crescita dei vegetali che noi senza pensarci comperiamo al supermercato; il sole e il bel tempo che fan maturare le messi e i frutti; l'aria che respiriamo e di cui abbiamo bisogno istante per istante per poter rimanere in vita.
Questi fenomeni atmosferici, o meglio questi fratelli come dice Francesco, sono sempre al lavoro, e ogni momento sostengono la nostra vita, ed e' triste pensare che la maggior parte degli uomini non ci pensano e ritengono tutto scontato, e pensano inoltre di essere sufficienti a se stessi.
Francesco dal momento della conversione non e' quasi mai abitato in una casa, ma di giorno camminava e di notte dormiva quasi sempre in capanne di frasche, e sentiva sulla sua pelle la presenza del sole, del vento e della pioggia.
Laudato si', mi' Signore, per sor'Acqua,
la quale e' multo utile et humile et pretiosa et casta.
In ogni epoca, in ogni religione l'acqua ha sempre avuto un particolare significato, usata con riguardo e occupato un posto importante nella liturgia e nelle cerimonie. Francesco la usava con una particolare attenzione. "Quando si lavava le mani, sceglieva un posto dove l'acqua non venisse pestata coi piedi"
(5).
Vicino ad Assisi e in tutta l'Umbria le sorgenti sono numerose e nei suoi continui pellegrinaggi Francesco probabilmente beveva ogni giorno l'acqua che "umile, preziosa e casta" sgorgava dalla sorgente. E pensandola sua sorella non aveva il coraggio di sporcarla.
Francesco sia verso gli animali che verso l'acqua, il fuoco e le altre creature esercitava una forza particolare. Un contadino che seguiva Francesco arrampicandosi per sentieri di montagna verso un eremo, ad un tratto si senti' venir meno stanco e riarso dalla sete. Francesco si inginocchio' per terra e prego', e ne sgorgo' una sorgente d'acqua per dissetare il contadino (6).
Nella provincia di Rieti un tempo infieri' un'epidemia che sterminava buoi e pecore senza possibilita' di rimedio. Un uomo ando' all'eremo di Francesco e si fece dare l'acqua con cui Francesco si era lavato. Con quella ne asperse gli animali e l'epidemia fu scongiurata (7).
Per una persona come Francesco che aveva dimenticato se stesso e si era risvegliato al fatto di essere una sola vita con tutte le creature, non c'e' da meravigliarsi che le creature dimostrassero verso di lui una particolare reazione.
Laudato si', mi' Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello e' bello et iocundo et robustoso et forte.
Sia il sole che il fuoco sono fonti di calore e di energia. Il sole illumina il giorno, mentre il fuoco illumina la notte. Per dire meglio come Francesco, il Signore illumina il giorno per mezzo del sole e illumina la notte per mezzo del fuoco. E Francesco conosceva bene il calore del fuoco durante la notte:
Quando da giovane trascorreva le notti divertendosi con gli amici in cene e baldorie, assaporava la gioia di mangiare, bere, cantare e danzare vicino al fuoco. Anche piu' tardi, quando passava la notte in preghiera e in penitenza, lo scoppiettio di un focherello lo scaldava e gli dava gioia.
Ci sono alcuni racconti che mostrano l'atteggiamento di amore che Francesco aveva verso fratello fuoco.
Stando alla Leggenda Perugina, un giorno che Francesco era seduto presso il fuoco, questo si attacco' ai suoi panni. Un frate che era seduto di fianco a lui cerco' di spegnerlo, ma Francesco glielo impedi' "Carissimo fratello, non fare male a fratello fuoco!", finche' dovette intervenire il frate guardiano e si spense il fuoco contro la volonta' di Francesco.
Per l'affettuosita' che aveva verso il fuoco non voleva mai spegnere la candela e nemmeno voleva che i frati gettassero via i tizzoni accesi, ma raccomandava che si ponessero delicatamente per terra.
"Non deve stupire che il fuoco e le altre creature talvolta lo onorassero. Come abbiamo visto noi, vissuti con lui, Francesco aveva un grande affettuoso amore e rispetto per esse, e gli procuravano tanta gioia. Dimostrava a tutte le creature cosi' spontanea pieta' e comprensione che, quando taluno le trattava senza riguardi, egli ne soffriva. Parlava con esse con cosi' grande letizia, intima ed esteriore, come ad esseri dotati di sentimento, intelligenza e parola verso Dio, che molto spesso, in quei momenti, egli era rapito nella contemplazione di Dio" (8)
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Un altro racconto mostra come anche il fuoco ricambiasse l'amore a Francesco.
Nel 1225, un anno prima di morire ricevette una pericolosa operazione agli occhi. Sperando di guarire l'infiammazione agli occhi, e perche' questa non si trasmettesse attraverso il nervo ottico al cervello, gli fu applicato un ferro rovente sopra le tempie. Francesco pur tremando di paura si rivolse a fratello Fuoco con queste parole:
"Fratello mio Fuoco, nobile e utile fra le creature dell'Altissimo, sii cortese con me in quest'ora. Io ti ho sempre amato, e ancor piu' ti amero', per amore di quel Signore che ti ha creato. E prego il nostro Creatore che temperi il tuo ardore, in modo che io possa sopportarlo". (9)
L'operazione non ebbe l'esito che si sperava, ma in quell'occasione Francesco non senti' alcun dolore.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Anche la Madre Terra e' qualcosa che ebbe una origine, o come insegna il cristianesimo, fu creata nel lontano passato (si parla di 4,7 miliardi di anni fa).
Anche la "Madre Terra" e' una immagine primordiale. Diverse mitologie per spiegare l'inizio delle cose, dicono che la Terra, dalla profondita' del suo interno abbia dato alla luce tutte le cose. E in epoche primitive le caverne avevano un particolare significato religioso. Come dice Mircea Eliade:
"Penetrare in un labirinto o in una caverna era l'equivalente di un mistico ritorno alla Madre: un fine perseguito nei riti di iniziazione come pure nelle onoranze funebri". (10)
Francesco, al tempo della sua conversione usava trascorrere lunghe ore nelle tenebre di una caverna fuori di Assisi. Il fatto che chi cerca un'esperienza mistica si ritiri spesso in una caverna a pregare o meditare, non e' solo per avere un luogo tranquillo lontano dal chiasso del mondo: come dice Eliade, non si puo' negare un mistico desiderio di ritornare dentro il corpo della madre e di rinascere a una nuova vita.
Anche le parole che Francesco pronuncio' appena prima di morire: "Quando mi vedrete ridotto all'estremo, deponetemi nudo sulla terra..." dimostrano l'affettuosita' di Francesco per sorella madre terra.
Nella prima stesura il "Cantico delle Creature" terminava qui; in seguito furono aggiunte le due strofe sul perdono e su sorella morte.
Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke'l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Circa un mese dopo la prima stesura del Cantico, scoppio' una lite fra il nuovo podesta' di Assisi e il vescovo Guido, e Assisi vide il pericolo di una guerra civile. Il vescovo scomunico' il podesta' e questi a sua volta nego' tutti i diritti civili su ogni azione del vescovo. Francesco per riportare la pace ad Assisi mando' due dei suoi frati perche' cantassero il Cantico, con l'aggiunta di questa strofa davanti al vescovo, al podesta' e ai potenti della citta' di Assisi.
Si dice che tutti furono colpiti da questo canto di amore, si pentirono della loro stoltezza e fecero la pace (11).
Francesco che amava tutte le creature, naturamente amava anche gli uomini, la piu' nobile delle creature, e non poteva sopportare che gli uomini si odiassero e si uccidessero a vicenda. E pur essendo egli stesso ammalato e in mezzo alla sofferenza, uso' tutta la forza che aveva per poter riportare la pace.
Per tutta la vita non riusci' a dimenticare le atrocita' che lui stesso vide nella strage di Collestrada, quando a 20 anni combatteva contro Perugia.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
Cosa si puo' dire di fronte alla misteriosita' della morte? Soltanto "nessun uomo vivente puo' sfuggire ad essa". Francesco aveva capito con chiarezza che la morte non e' soltanto la fine della vita corporale, ma e' la dolce sorella che accompagna l'uomo alla casa del Padre, la sua piu' grande speranza.
Tutte le fonti ci assicurano che Francesco accolse la morte con gioia. Francesco pur essendo in preda a una terribile malattia non si lasciava vincere dalla sofferenza. Di giorno trovava consolazione al suo cuore facendo cantare ai suoi frati le canzoni che lui stesso aveva scritto; e anche di notte voleva che si cantasse per consolare coloro che lo assistevano.
Frate Elia, Superiore Generale dell'ordine, disse che non era conveniente che si sentisse cantare notte e giorno vicino a uno che stava per morire, ma Francesco rispose che si era preparato da lungo tempo a questo momento, e non poteva che gioire per il fatto di ritornare ad essere uno con Dio.
Quando il medico gli disse che sarebbe morto entro pochi giorni, Francesco esclamo' "Ben venga la mia sorella Morte!" (12).
Guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovara' ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no'l farra' male.
Infine, rivelando il pensiero cristiano circa il peccato, chiama infelici coloro che sono in peccato mortale, lontani dall'amore e dalla intimita' con Dio, e che terminano una vita condotta in modo egoistico. Sono invece beati coloro che fino alla fine hanno saputo mantenere una relazione di intimita' con Dio, e hanno sempre messo in pratica l'insegnamento di Dio che e' amore. Essi non devono temere la seconda morte, la morte dell'anima, la distruzione completa, che segue alla distruzione del corpo che ritorna in polvere. Essi sono beati perche' il loro spirito puo' ritornare alla casa del Padre.
Laudate et benedicete mi' Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
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Cosa voleva intendere Francesco chiamando tutte le creature fratelli e sorelle? E' vero che egli non aveva studiato profondamente la Teologia e la Sacra Scrittura, ma fu educato fin da piccolo con una educazione cristiana, da solo gli piaceva leggere la Bibbia, e anche dopo essere diventato il capo di un grande ordine di frati aveva sempre al suo fianco frati esperti di Teologia, di Diritto, e di ogni altra scienza, e pur essendo i suoi scritti molto brevi e semplici, non hanno nessun difetto per quanto riguarda il pensiero cristiano.
Pero' il chiamare tutte le cose fratelli e sorelle e' pittosto raro nel cristianesimo, e si puo' dire che sia un pensiero e un'espressione tipica di Francesco.
Questo pensiero mi pare che sia il corrispondente di quanto nel Buddismo si dice "La Terra e io abbiamo la stessa radice, le Creature e io siamo un corpo solo" (13). Per cui vorrei spiegare un po' meglio cosa intende il cristianesimo per "Fratello" e qual'e' il significato particolare che Francesco da' a questa parola.
"Fratello" e' un termine molto usato nella Bibbia, e fra gli ebrei non indicava solo coloro che avevano lo stesso padre e la stessa madre, ma indicava anche i parenti e spesso gli amici. Inoltre era frequente chiamarsi fratelli fra membri dello stesso popolo ebreo.
Alla fine di ogni settimo anno farai la remissione. E questa e' la legge della remissione. Ogni creditore rimetta cio' che avra' prestato al suo prossimo; non lo riscuota dal suo prossimo, dal suo fratello, quando sia proclamato l'anno della remissione del Signore.
Tu potrai esigere il tuo credito dallo straniero, ma rimetti al tuo fratello quello che avra' del tuo... Se un tuo fratello, ebreo o ebrea, si vende a te, ti serva per sei anni, ma al settimo anno lo rimanderai libero. (Deuteronomio, 15, 1-3.12).
Gli Ebrei si consideravano tutti discendenti di Abramo, colui a cui per primo Jahve' si manifesto'. Per questo Abramo era chiamato "padre", e fra membri dello stesso popolo si chiamavano "fratelli". Rompendo la barriera dell'individualismo si riconoscevano un'unica famiglia.
Risposero i Giudei a Gesu' "Il nostro padre e' Abramo". (Giovanni 8,39)
Pero' il termine fratello non e' rivolto a persone che non sono dello stesso popolo, cioe' ai Gentili. Il cristianesimo, pur essendo fondato sul pensiero biblico ed ebraico, supera il concetto di nazionalita' ed allarga il significato di fratello oltre ai legami di sangue, di parentela e di nazionalita':
Uno gli disse, "Ecco tua madre e i tuoi fratelli son la' fuori e desiderano parlarti". Ma Gesu' rispondendo a chi gli aveva parlato, disse: "Chi e' mia madre, e chi sono i miei fratelli?" Poi, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: "Ecco la mia madre e miei fratelli. Perche' chi fa la volonta' del Padre mio che e' nei cieli, egli e' mio fratello e mia sorella e mia madre". (Matteo 12, 47-50).
Tutti gli uomini di ogni nazione e razza sono fratelli, all'interno della famiglia di coloro che compiono la volonta' di Dio. Qui la parola "Dio", che nell'Antico Testamento era chiamato "Jahwe", e' la personificazione dello stesso principio dell'esistenza, e nel Nuovo Testamento Gesu' Cristo lo chiama con affettuosita' "Padre nostro che sei nei cieli".
Nella prima comunita' cristiana tutti i credenti si chiamavano fratelli, non solo a parole, ma dimostrando questa fratellanza fino a vendere i loro beni e tentando una vita comune di condivisione di ogni cosa.
Essi erano assidui all'insegnamento degli apostoli, alle riunioni comuni, alla frazione del pane e alle preghiere. Or tutti erano presi dal timore; e molti segni e miracoli si compivano dagli apostoli. E tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano tutto in comune, e vendevano i loro possessi e i beni, e ne distribuivano il prezzo fra tutti, secondo il bisogno di ciascuno. (Atti, 2, 42-45).
Con l'aumentare del numero dei credenti fu impossibile continuare questo stile di vita, pero' la vita comune fu continuata piu' tardi nelle comunita' monastiche. Per prima cosa veniva rifiutato l'individualismo e tutti si sentivano un cuore solo dentro la comunita'. Rigettando il diritto di proprieta' tutto veniva condiviso, e si conduceva una vita il piu' possibile povera. Con questo stile di vita si riusciva ad allontanarsi dall'attaccamento alle cose e al proprio Io, e ottenuta la perfetta liberta' di cuore, si poteva vivere in pace e in felicita' come fratelli. Per questo i religiosi vengono spesso chiamati "frati" (fratelli) e anche l'ordine francescano era chiamato l'ordine dei fratelli.
La Chiesa attuale, specialmente col Concilio Vaticano II ha riveduto la sua vocazione verso il mondo, e con chiarezza chiama "fratelli" tutti gli uomini, senza distinzione di razza, nazionalita' o religione, e si sforza continuamente perche' tutto il genere umano possa sempre vivere in pace come un'unica famiglia.
Le parole di Paolo VI "Ogni uomo e' mio fratello", lasciarono su tutti una profonda impressione.
Il decreto "Ad Gentes" sull'attivita' missionaria della Chiesa del Concilio, al n.12 dice:
Effettivamente la carita' cristiana si estende a tutti, senza discriminazioni, etniche, sociali o religiose, senza prospettive di guadagno o di gratitudine... Cosi' anche la Chiesa per mezzo dei suoi figli si unisce a tutti gli uomini di qualsiasi condizione, ma soprattutto con i poveri e i sofferenti, prodigandosi volentieri per loro.
Essa infatti condivide le loro gioie ed i loro dolori, conosce le aspirazioni ed i misteri della vita, soffre con essi nell'angoscia della morte. A quanti cercano la pace, essa desidera rispondere con il dialogo fraterno e porta loro la pace e la luce del Vangelo.
Come si e' potuto vedere finora, la parola "fratello", superando la relazione carnale della famiglia, e' usata negli ordini religiosi per indicare tutti i membri della comunita', tra gli ebrei per indicare le persone dello stesso popolo, da Cristo per indicare tutti gli uomini del mondo che obbediscono alla volonta' di Dio, e dalla Chiesa Cattolica attuale per indicare tutti gli uomini uno per uno, senza alcuna distinzione.
Cosa si puo' dire dell'uso della parola "fratello" che Francesco fa in modo tutto particolare? Pur avendo nello sfondo l'uso biblico e cristiano di questa parola, egli chiama con questo nome oltre ai suoi discepoli e a tutti gli uomini anche tutti gli animali, le piante, tutte le cose dell'universo, i fenomeni della natura, perfino la morte.
Francesco dopo aver fatto l'esperienza della guerra, della vita lussuosa e del piacere si e' risvegliato alla vera vita: ha scoperto la grande famiglia del creato.
Paragonando questa coscienza di Francesco con il pensiero del maestro Zen Doghen: "Il mio cuore sono i monti, i fiumi, la terra; sono il sole, la luna e le stelle", si puo' notare in quest'ultima affermazione una piu' profonda identita' di se' con l'universo.
Nel pensiero di Francesco rimane ancora una certa distinzione fra oggetto e soggetto. Pero' se si guarda a come Francesco in realta' usasse le cose, oppure guardando la reazione che le cose avevano verso Francesco, la distinzione fra soggetto e oggetto che il termine "fratello" lascia, non e' che una distinzione di parole; in realta' Francesco e le creature con coscienza vivevano della stessa vita di Dio "come una cosa sola".
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NOTE
(1)..Celano, Vita Prima, 58.
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(2)..Leggenda Perugina, 43
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(3)..Mircea Eliade, "Patterns in Comparative Religions", p.155.
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(4)..Asimov, "The Universe", pg.93.
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(5)..Leggenda Perugina, 51.
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(6)..Celano, Vita Seconda, 46.
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(7)..Bonaventura, Leggenda Maggiore, 13,6.
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(8)..Leggenda Perugina, 49.
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(9)..Leggenda Perugina, 48.
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(10)..Mircea Eliade, "Myths, Dreams and Mysteries", pg.172.
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(11)..Leggenda Perugina, 44.
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(12)..Leggenda Perugina, 65.
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(13).. Parole del maestro cinese Jo. Vedi per questo il n. 5. 2. della tesi, pg 53.
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