Cap. 4. Il mondo di Doghen.
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Il periodo in cui visse Doghen, in Giappone e' chiamato Epoca di Kamakura (1), e fu un periodo di disordini politici e di lotte. Nel 1185 scomparve dalla scena politica la famiglia Taira, e approfittando dell'indebolimento del potere imperiale, Minamoto Yoritomo inizio' a Kamakura il Bakufu, il governo militare dei Generali (Shogun), e organizzo' una nuova struttura politica. Questo e' conosciuto anche come il potere della classe dei samurai, e continuo' fino alla scomparsa del Bakufu nel 1333 (2).
All'interno della struttura politica del Bakufu, gli organi piu' importanti erano tre: il Samuraidokoro (il Dipartimento dei Samurai), che presiedeva a tutto l'apparato militare e poliziesco; il Kumonjo (il Dipartimento degli Affari Pubblici e della Cultura), che presiedeva ai normali affari di stato, e il Monchujo (la Corte Suprema di Giustizia) che presiedeva a tutti gli affari legali. I problemi piu' importanti erano risolti dai direttori di questi tre Dipartimenti, ma le decisioni ultime spettavano a Yoritomo stesso e in seguito ai successivi generali.
Inoltre in ognuno dei Kuni, le regioni che formavano il Giappone, furono inviati dei Jito (Amministratori Generali) e Shugo (Governatori). In ogni Kuni c'era un Shugo, e per questo incarico furono scelti i samurai che avevano avuto meriti particolari nella formazione del governo militare. Il loro compito di essere la forza dell'ordine e il controllo degli altri samurai, investigare e arrestare i traditori e gli omicidi. I Jito, anche questi scelti fra i samurai, erano incaricati dei latifondi in ogni regione, raccoglievano anche le tasse, amministravano i terreni, e avevano anche il compito di mantenere l'ordine e giudicare
le cause di liti nel loro latifondo.
Il Bakufu di Kamakura era basato completamente sul rapporto di stretta fiducia e obbedienza fra i generali e le famiglie di samurai. E questa unione permetteva loro di controllare e dominare tutto il Giappone. Le famiglie di samurai che avevano promesso obbedienza ai generali erano chiamate Gokenin ed erano la base che sosteneva tutto il sistema del Bakufu. In questo sistema feudale, i Gokenin assicuravano fedelta' e servizio ai generali e questi dimostravano in vari modi la loro gratitudine ai samurai. Come gratitudine i generali difendevano i loro possedimenti, oppure donavano nuovi possedimenti a coloro che si erano distinti per meriti militari, oppure affidavano loro incarichi importanti di Jito o di Shugo. In compenso il servizio dei samurai consisteva in tempo di guerra in una pronta obbedienza agli ordini dei generali e nel fornire forze umane e materiali; invece in tempo di pace consisteva nel fornire guardie per proteggere il palazzo imperiale di Kyoto e il quartiere generale di Kamakura, inoltre sostenere le spese di mantenimento e riparazioni di questi due luoghi, e le spese per i templi shintoisti, per le cerimonie e le feste.
Dopo che nel 1199 Minamoto Yoritomo mori' di malattia, e pian piano sparirono gli altri generali della famiglia Minamoto, la famiglia Hojo, vincendo gli altri potenti generali riusci' a prendere il potere e instauro' il suo nuovo governo. Hojo Tokimasa e Yoshitoki padre e figlio, riuscirono ad uccidere Yorie e Sanetomo della famiglia Minamoto, che erano diventati generali dopo Yoritomo e in breve tempo riuscirono a distruggere anche le famiglie dei samurai rimasti fedeli a Yoritomo.
Nel 1203 Hojo Tokimasa prese il comando supremo del Mandokoro, il ministero degli Affari di Stato che prima era chiamato Kumonjo, e il figlio Yoshitoki aiutando nel Mandokoro prese il comando supremo del Samuraidokoro (Esercito e Polizia). Cosi' pur rimanendo di nome il Bakufu, in realta' tutto il potere era in mano alla famiglia Hojo.
A Kyoto le famiglie nobili, i templi buddisti e shintoisti fedeli al palazzo imperiale si sostenevano economicamente con i latifondi che avevano da lungo tempo, ma ne persero molti e si indebolirono economicamente per la prepotenza dei samurai fedeli alla famiglia Hojo. In quel periodo l'imperatore a riposo Gotoba (3) tento' di restaurare il potere imperiale, e aumento' le forze militari nella regione del Kansai. Questo pero' causo' subito l'opposizione da parte di Hojo Yoshitoki. L'imperatore Gotoba ordino' l'esilio di Yoshitoki, e questo causo' lo scoppio della rivolta detta di Shokyu, dal nome della dinastia del momento (1221). Ma i samurai che obbedirono all'imperatore furono pochi, molti di piu' rimasero fedeli a Yoshitoki, per lo stretto legame di fiducia e obbedienza che era stato imposto, e le forze imperiali furono sconfitte. Come risultato di questa rivolta il potere dell'imperatore e dei nobili subi' una ulteriore perdita mentre si rinsaldo' il potere della famiglia Hojo, e l'invasione dei latifondi dei nobili da parte dei samurai aumento'. I tre imperatori a riposo Gotoba, Juntoku e Tsuchimikado furono esiliati. I loro territori, quelli dei nobili, dei samurai e dei templi che erano stati loro alleati furono confiscati e dati ad altri samurai fedeli alla famiglia Hojo.
Tutti questi disordini politici, guerre e rivolte certamente esercitarono un influsso sul giovane Doghen. Anche la rivolta di Shokyu aveva per centro Kyoto dove Doghen abitava. E la sua famiglia, specialmente il padre Michichika aveva uno stretto legame di parentela con la famiglia imperiale, e in questa rivolta diversi dei suoi parenti ebbero una fine sfortunata. Ogni giorno sentendo notizie dell'esilio dei tre imperatori, di esecuzioni e di esili di samurai e nobili, Doghen che era nel suo piu' importante periodo di formazione, assoporo' profondamente l'instabilita' e la vanita' di questo mondo.
Dopo la morte di Hojo Yoshitoki, al governo successe Yasutoki, molto dotato di capacita' politica. Egli riformo' il Bakufu e nel 1232 per risolvere il problema delle cause legali delle famiglie di samurai, sempre in aumento, fece pubblicare il Codice Joei (dal nome dell'anno), appositamente inteso per la classe dei samurai. Dopo di lui successe Tokiyori, che si sforzo' di migliorare la relazione fra la Corte Imperiale e il Bakufu fino a far nominare Generale ed accogliere nel Bakufu Munetaka Shinno, figlio dell'imperatore GoSaga. Da questo momento fino alla fine del Bakufu nel 1333 si successero quattro Generali membri della famiglia imperiale.
Il giovane Generale Tokiyori nel 1247 invito' Doghen a Kamakura e ricevette da lui i Precetti del Bodhisattva (4). Cerco' anche di fermare Doghen a Kamakura perche' educasse nella via dello Zen la classe militare, ma poiche' Doghen rifiuto' e torno' a Eiheiji, Tokiyori invito' il maestro cinese Rankei Doryu e fece costruire il monastero Kenchoji.
Pur essendo l'Epoca di Kamakura un periodo politicamente molto travagliato, nella produzione agricola vi fu uno sviluppo: i prodotti dei latifondi venivano commerciati in ampie zone e si vide un notevole incremento di mercati e negozi. Inoltre fu particolarmente notevole lo sviluppo della circolazione della moneta, del commercio e dell'attivita' finanziaria. Ancora il commercio fra il Giappone e la Cina esercito' un grande influsso sull'economia giapponese. Il Bakufu di Kamakura era molto interessato agli scambi con la Cina meridionale e sotto il controllo del Governatore del Kyushu le navi facevano la spola fra il porto di Hakata (Fukuoka) e la provincia Ming, esportando legname, zolfo, spade, ventagli oggetti in lacca, ecc. e importando spezie, medicinali, porcellane, tessiture in seta, manoscritti, e monete cinesi.
Fin dalla fine dell'epoca Heian vi fu un susseguirsi di guerre che portarono la popolazione a un'estrema insicurezza e ansieta'. La nobilta' rappresentante del vecchio regime si era indebolita e le vecchie correnti buddiste Tendai e Shingon (5) erano interessate solo alla ricerca scolastica e al precettualismo; avevano preso un forte aspetto magico -esoterico e legate alla nobilta' non avevano piu' la forza di offrire la salvezza al popolo. Per cui sorsero presto nuovi gruppi religiosi staccati dal buddismo tradizionale che si rivolgevano ai militari e alla gente comune. Fra di essi: la Scuola della Terra Pura (Jodo-shu), la Vera Scuola della Terra Pura (Jodo-shinshu), la Scuola del Momento (Jishu), queste tre nel movimento Amidista; la Scuola del Loto (Hokkeshu) e la Scuola Zen, divisa nelle due correnti Rinzai e Soto. La caratteristica principale di queste scuole dette del Nuovo Buddismo dell'Epoca di Kamakura e' di dare molta importanza alla fede personale e di rivolgersi soprattutto ai samurai, ai contadini e ai commercianti. Pero' non bisogna dimenticare che tutti i fondatori di queste nuove scuole del Nuovo Buddismo di Kamakura studiarono al monastero di Hieizan (Kyoto), il centro del buddismo tradizionale Tendai.
Fra i fondatori delle scuole del Nuovo Buddismo oltre a Doghen bisogna ricordare Honen-shonin, che inizio' la Scuola della Terra Pura; Shinran che inizio' la Vera Scuola della Terra Pura, Myoan Eisai che trasmise la Scuola Rinzai Zen dalla Cina della dinastia Sung; Ippen, fondatore della Scuola del Momento e Nichiren, fondatore della Scuola del Loto.
Honen (1133-1212). Studio' il Buddismo Tendai al monastero Hieizan ma in seguito fondo' la Scuola della Terra Pura. In opposizione al pensiero Jiriki (fare il bene con la propria forza), insegno' il pensiero Tariki, credere e affidarsi completamente alla forza dell'Altro. Tutti gli uomini si salvano credendo fermamente al desiderio salvifico universale di Amida Buddha e affidandosi completamente a lui recitando il Nome del Buddha (Nenbutsu) (6).
Shinran (1173-1262). Si baso' fondamentalmente sul pensiero di Honen della Scuola della Terra Pura, ma fondo' la Vera Scuola della Terra Pura. Diede importanza all'atto di fede totale (Shinjin) nella forza salvifica di Amida Buddha, piu' che al recitare il Nenbutsu, le varie forme di esso e il numero di volte di recitarlo.
Eisai (1141-1215). Porto' dalla Cina della dinastia Sung l'insegnamento Zen della Scuola Rinzai, un insegnamento che pone al centro la meditazione (Zazen) e la concentrazione sugli aneddoti degli antichi maestri (Koan), come mezzo per arrivare all'illuminazione (Satori).
A Kamakura egli inizio' alla fede buddista il secondo generale Minamoto Yoriie e sua madre Hojo Masako, e apri' a Kamakura il monastero Jufukuji e a Kyoto il monastero Kenninji. La sua corrente si diffuse presto in tutto il Giappone e fra i suoi seguaci vi sono a Kamakura Rankei Doryu iniziatore del monastero Kenchoji e Mugaku Soghen iniziatore del monastero Enkakuji; a Kyoto Enni Ben'en iniziatore del monastero Tofukuji. Rimane un problema non risolto se il giovane Doghen abbia incontrato direttamente o meno Eisai a Kyoto, ma in ogni modo Doghen ricevette fortemente l'influsso del pensiero di Eisai attraverso il suo successore Myozen. Per altro verso, quando il monastero Tofukuji iniziato da Enni arrivo' alla massima prosperita', Doghen che dopo il ritorno dalla Cina aveva aperto li' vicino il monastero Koshoji fu notevolmente disturbato e costretto a trasferirsi.
Ippen (1239-1289). Inizio' la Scuola del Momento, intendendo che il mondo nel momento attuale era in estremo bisogno dell'insegnamento buddista della Terra Pura. Egli era solito girare ovunque per tutto il Giappone recitando il Nenbutsu (il nome del Buddha) e danzando, e per questo fu chiamato "Il Monaco Vagante".
Nichiren (1222-1282). Egli inizio' la Scuola del Loto (Hokkeshu o Nichirenshu). Ricevette la sua formazione al monastero Hieizan e come la tradizionale Scuola Tendai pose al centro dell'insegnamento il Sutra del Loto, pero' affermo' la necessita' della pratica religiosa piu' che lo studio e le discussioni religiose. Insegno' anche il "Sokushin-jobutsu" (Salvezza immediata) (7), la possibilita' di diventare un Buddha immediatamente, recitando le parole "Namu-myo-ho-renghe-kyo" (Venero il meraviglioso insegnamento del Sutra del Loto).
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Doghen, come tutte le persone del suo tempo, sentiva profonda incertezza per i travagli sociali, e dal buddismo del tempo non riusciva ad ottenere la soluzione al problema religioso che sentiva. In particolare, dopo la formazione nel buddismo Tendai al monastero di Hieizan, studio' il pensiero e la pratica Zen del maestro Eisai al monastero Kenninji, e per approfondire questo ando' a studiare lo Zen direttamente in Cina. Ma qual'era la situazione dei monasteri Zen nella Cina della dinastia Sung?
In Cina, fin dall'inizio della dinastia T'ang (618-907) era molto fiorente la corrente del Sesto Patriarca Eno (8), con la teoria dell'improvvisa illuminazione sviluppatasi nel sud (specialmente con i discendenti di Seighen Gyoshi e Nangaku Ejo (9), due dei discepoli di Eno). Ma quando si arrivo' al periodo delle Cinque Dinastie (907-960) e anche durante la dinastia Sung del Nord (960-1127), lo Zen cinese si divise nelle Cinque Scuole e Sette Case. Le Cinque Scuole sono: nella discendenza di Nangaku la Scuola Rinzai che prese il nome dal maestro Rinzai Ghighen; la Scuola Igyo che prese il nome dai due maestri Isan Reiyu e Kyozan Ejaku; e nella discendenza di Seighen la Scuola Soto che prese il nome dai due maestri Tozan Ryokai e Sozan Honjaku; La Scuola Unmon che prese il nome dal maestro Unmon Bun'en; e la Scuola Hoghen che prese il nome dal maestro Hoghen Bun'eki. Le Sette Case indicano le Cinque Scuole piu' la Corrente Yoghi e la Corrente Oryu in cui piu' tardi si devise la Scuola Rinzai.
Con l'inizio della dinastia Sung per prima la Scuola Igyo venne a finire e anche la Scuola Hoghen si indeboli'. Dapprima la Scuola Unmon era fiorente, ma poi la Corrente Oryu e la Corrente Yoghi della Scuola Rinzai si diffusero dappertutto. La Scuola Soto era all'inizio molto debole, poi con il susseguirsi dei tre maestri Fuyo, Wanshi e Shinghetsu (10) riprese vigore ma eventualmente non riusci' a sopravvivere a lungo.
Fra gli eventi principali dello Zen Cinese della dinastia Sung dobbiamo ricordare la composizione del "Keitoku Dentoroku" e "Seccho Juko" e l'affermarsi dei due metodi "Zen dell'Illuminazione Silenziosa" di Wanshi Shogaku e "Zen della Concentrazione sui Koan" di Daiei Soko.
Keitoku Dentoroku. E' la Cronaca della Trasmissione dell'Insegnamento Buddista redatta nell'anno primo Keitoku (1004) da Eian Doghen, e fu subito inserita nel Daizokyo (11). Questa cronaca, si baso' su altre cronache precedenti come Horinden e Sodoshu (12), e fu la prima delle cique cronache conosciute come "Goto", le Cinque Cronache dell'Insegnamento. Siccome vi si riportano le brevi biografie di 1701 maestri, e' derivato da qui il numero comunemente conosciuto di 1700 Koan dello Zen.
Poco dopo (1129), il maestro Seccho Juken della Scuola Unmon compose l'opera Seccho Juko, (I Versi di Seccho), che esprime in poesia il mondo del Satori, la realta' vista dai maestri illuminati. Engo Kokugon (1063-1135) aggiunse un commento a ognuno dei 100 brani e due secoli piu' tardi (1300) fu ripubblicata con il titolo "Hekiganroku" (Cronaca della Scogliera Azzurra). A proposito di quest'opera una leggenda dice che Doghen riusci' a trovarne una copia quando stava per lasciare la Cina e tornare in Giappone. Comincio' subito a trascriverla ma non aveva speranza di finire il lavoro in tempo, quando gli apparse un angelo dalle bianche vesti che lo aiuto' e fini' in una notte la trascrizione.
Proprio in questo periodo inizio' in Cina la stampa, per cui la dimensione degli scritti si ridusse, e le cronache storiche e gli insegnamenti dei maestri si diffusero molto rapidamente, permettendo a molti monaci un facile accesso allo studio delle opere piu' famose.
In quest'epoca si diffusero particolarmente i due metodi di meditazione Mokusho-Zen e Kanna-Zen, e i sostenitori dei due metodi erano sempre in competizione criticandosi aspramente l'un l'altro.
Il metodo Mokusho-Zen, o della Illuminazione Silenziosa fu reso popolare dal maestro Wanshi Shogaku, successore di Tanka Shijun che fu in carica per piu' di 30 anni al monastero Tendozan. Questo metodo da' poca importanza al meditare i Koan, gli aneddoti degli antichi maestri, ma da' importanza al solo sedere in meditazione. Affermando la purezza della natura umana originale, non ricerca nulla, neppure il Satori, ma ha come scopo l'essere sempre a contatto con il Se', nella sua natura originale pura e in piena liberta' interiore. Anche il maestro Nyojo, che Doghen dopo tante ricerche scelse come il vero maestro seguiva questo metodo ed egli pure fu in carica del monastero Tendozan un po' di tempo dopo Wanshi.
D'altra parte Daiei Soko (1089-1163), discepolo di Engo Kokugon, inizio' il metodo Kanna-Zen. Questo metodo, detto anche della Concentrazione sui Koan, pone come obiettivo della pratica religiosa il raggiungere il Satori concentrandosi e lasciandosi stimolare dai Koan per superare il livello razionale e ottenere l'intuizione diretta. Ma la critica vicendevole non era fatta dai due iniziatori Wanshi e Daiei, che peraltro erano in rapporto amichevole, quanto piuttosto da Shinghetsu Seiryo, discepolo di Wanshi e Daiei Soko, e ancora di piu' dai rispettivi discepoli. Questa opposizione continuo' anche in seguito e ancor oggi questi due metodi distinguono le due principali scuole Zen del Giappone attuale. In un certo senso si puo' dire che la Scuola Rinzai segue di piu' il metodo Kanna-Zen e la Scuola Soto segue di piu' il metodo Mokusho-Zen. Pero' questi due metodi provengono entrambi dalla scuola del Sesto Patriarca Eno, per cui piu' che una differenza di contenuti dell'insegnamento bisogna vederli come una differenza di metodo nella guida alla pratica religiosa nella formazione monastica.
Lo Zen della dinastia Sung e' caratterizzato da diversi aspetti negativi: una formalizzazione del pensiero Zen; una presenza notevole di membri della nobilta' fra i monaci e nei templi, e una conseguente secolarizzazione. Doghen passo' circa due anni e mezzo in Cina girando numerosi monasteri, specialmente della scuola di Daiei, e praticando la meditazione con il massimo impegno, sempre ricercando un maestro vero. Ma non riuscendo a trovare quello ideale che lui cercava, ormai deluso stava pensando di tornare in Giappone.
Per un altro verso bisogna ricordare che durante la dinastia Sung la pratica dello Zen si era molto diffusa anche fra la gente comune e questo insegnamento esercitava un grande influsso anche sugli altri gruppi religiosi. Il pensiero Zen contribui' specialmente alla formazione dello Zenshinkyo (13), la religione della Verita' Totale, uno dei movimenti di rinnovamento del Taoismo. Inoltre fu un'epoca in cui Confucianesimo, Taoismo e Buddismo, le tre principali religioni cinesi cercavano l'armonizzazione con un dialogo vicendevole.
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Per quanto riguarda la vita di Doghen, la ricerca continua sempre, perche' a causa della scarsita' di materiale originale ci sono alcuni punti che non si riescono a chiarire. Seconda la tradizione sono 6 i punti su cui non si puo' fare un'affermazione sicura:
1) Dove e quando con precisione e' nato e chi erano i suoi genitori;
2) Da giovane fu molto influenzato dal pensiero Zen di Eisai (14), ma lo incontro' mai direttamente?
3) Fra le diverse esperienze mistiche di cui egli parla, qual'e' che si puo' chiamare la sua esperienza di Satori?
4) Circa la sua opera principale "Shobo-ghenzo", penso' egli stesso a un'opera unica oppure erano opuscoli diversi scritti in diverse circostanze, che i discepoli poi riunirono?
5) Cos'era effettivamente la Scuola Dharma Giapponese, da cui provenivano i suoi migliori discepoli?
6) Qual'e' l'origine e il motivo della versione in cinese che scrisse dello Shobo-ghenzo? Questi punti sono i piu' discussi dagli studiosi, ma non si riesce ancora ad avere un'unita' su di essi.
Doghen nacque a Kyoto nel 1200 (Shoji anno 2). Il padre Koga Michitomo (o secondo la versione tradizionale il padre di questi, Michichika) era un discendente dell'Imperatore Murakami (reggente nel 946-957), ma non se ne parla mai. La madre sembra fosse una delle figlie di Matsudono Motofusa della famiglia Fujiwara, che adotto' Doghen da piccolo, ma e' difficile precisarne il nome.
Fin da piccolo egli dimostro' grande interesse per gli studi e la religione. Si dice che fra i 4 e i 7 anni leggeva alcune delle opere cinesi piu' famose, come "Rikyo Zatsuei", le Poesie di Rikyo (poeta di corte cinese della dinastia T'ang, 644-713); "Saden", la tradizione di Sakyumei (fine della prima dinastia Han, 1 sec. AD); "Moshi", le Poesie di Mocho. (poeta della prima dinastia Han, 1 sec. a.C.). A 9 anni comincio' a studiare il "Kusharon", (Abhidharmakosa-sastra), una delle opere fondamentali del Buddismo Theravada, scritta da Vasubandhu (15)verso il 450. Inoltre si dice che verso i 18 anni, dopo qualche anno di formazione al monastero Hieizan, aveva gia' letto 2 volte il Daizokyo, la raccolta di tutti i sutra in 50 grossi volumi. Per questa eta' aveva studiato tutto quanto si poteva studiare del Buddismo, l'insegnamento tradizionale Tendai, l'insegnamento del Theravada e del Mahayana e inoltre anche l'insegnamento del Buddismo Tantrico dell'India meridionale. Egli inizio' a rivolgere il suo interesse alla religione verso gli 8 anni.
A otto anni ebbe la disgrazia di perdere la madre. Durante il funerale vedendo il fumo dell'incenso che saliva dal braciere, improvvisamente capi' l'impermanenza delle cose mondane e fece dentro di se' il proposito di ricercare la Verita' entrando nella vita monastica. (16)
Doghen fu allevato in una famiglia di nobili, in un periodo di grandi travagli politici e sociali. Non si riesce a sapere con precisione come fu la sua vita da bambino, ma si puo' indovinare che avesse sempre davanti a se' la vanita' e l'impermanenza di tutto. La morte della madre fu solo l'occasione che lo spinse verso la vita religiosa.
A 13 anni, una notte di primavera fuggi' di nascosto dalla villa di Matsudono e arrivo' ai piedi del monte Hiei dove chiese l'iniziazione alla vita religiosa al monaco Ryoken. Poco dopo entro' nel monastero Hieizan e ricevette la tonsura e i Precetti del Bodhisattva dall'abate Koen diventando cosi' ufficialmente un monaco, e si impegno' assiduamente nello studio dei testi buddisti. In particolare fu attratto dal pensiero Hongaku Homon (17), della Illuminazione Originale, che afferma che l'Uomo e' originalmente il Buddha stesso. Pero' a questo punto sorse in lui una grande domanda: Se l'uomo all'origine e' il Buddha stesso, perche' non riesce a vivere come tale, ma ha bisogno di una lunga pratica religiosa per capire questo?
Studiando l'essenza della religione e l'insegnamento del Buddhismo ho conosiuto che la propria natura e' una cosa sola con la Verita' Assoluta Originale. Sia il Buddismo tradizionale che il Buddismo esoterico insegnano questa stessa cosa. Qui sorge un grande dubbio: Se la propria natura e' la Verita' Assoluta, perche' i Buddha di ogni tempo hanno bisogno di diventare monaci e impegnarsi nella pratica religiosa? (18)
Doghen credeva fermamente all'Illuminazione originale e all'idea che Questo-Stesso-Corpo-e'-il-Buddha (Sokushin-zebutsu), pero' allora a cosa serve lo studio, la morale e l'attivita' religiosa? Non riuscendo a trovare risposta a questo grande dubbio per quanto studiasse, a 18 anni lascio' il monastero Hieizan e dopo essersi consultato con il monaco Koin al tempio Miidera, decise di andare in Cina per imparare l'insegnamento Zen, detto anche "il Sigillo del Cuore del Buddha", ancora poco conosciuto in Giappone. Preparandosi ad andare in Cina, peraltro a quel tempo un'avventura per niente facile, ando' al monastero Kenninji aperto dal maestro Eisai che aveva portato per la prima volta l'insegnamento Zen in Giappone, e continuo' la pratica religiosa con Myozen, un discepolo di Eisai. Nel 1221, a causa della Rivolta di Shokyu, che a Kyoto travolse la vita della corte imperiale e della nobilta' la partenza di Doghen per la Cina fu ritardata. Fu solo nella primavera del 1223 che egli insieme a Myozen (discepolo di Eisai), partiti da Kenninji poterono imbarcarsi ad Hakata verso la Cina.
Raggiunta la costa della provincia Ming dovette aspettare tre mesi prima di poter ottenere il permesso di sbarcare ed entrare nella provincia. E' di questo periodo il famoso episodio raccontato nell'opera "Tenzo-Kyokun" (Istruzioni al monaco cuciniere). A Doghen che era venuto in Cina cercando la risposta al problema piu' grande di tutta la sua vita, un vecchio monaco cuciniere venuto dal monastero di Aikuozan per comperare dei funghi giapponesi in vendita sulla nave dov'egli era, gli fece capire che la verita' che egli era venuto a cercare fin li', non era lontana dalla "vita quotidiana". Sia dalle parole di questo vecchio monaco che dall'insegnamento del famoso maestro Musai Ryoha della Scuola di Daiei nel monastero Tendozan, allora famoso in Cina e sotto la cui guida Doghen si mise, capi' che non bastava la formazione intellettuale per ottenere l'illuminazione, ma era necessaria una intensa pratica religiosa fondata nella vita quotidiana.
Ebbe la possibilita' di vedere dei Shisho, genealogie di discendenza dal Buddha secondo il Dharma, che i maestri davano ai loro discepoli come riconoscimento dell'esperienza di Satori. L'anno seguente, dopo che il maestro Musai mori', Doghen lascio' il monastero Tendozan e si mise in viaggio per visitare i vari monasteri Zen alla ricerca di un maestro vero per poter approfondire l'essenza dell'insegnamento del Buddha.
L'esperienza di Tendozan gli servi' molto: dovunque andava la sua pratica religiosa e la sua comprensione della Verita' veniva apprezzata, e piu' di un maestro gli chiese di diventare suo successore, cosa che Doghen rifiuto' sempre. Non aveva interesse a diventare l'abate di monasteri pieni di monaci provenienti dalla nobilta', dove le cerimonie religiose erano il centro dell'attivita'. Per due anni e mezzo continuo' a visitare monasteri diversi, impegnandosi al massimo nella meditazione dovunque andava, e sempre alla ricerca del maestro ideale.
Proprio in quel periodo il maestro Nyojo divenne abate del monastero Tendozan, e Doghen quando ormai aveva perso la speranza di trovare il maestro che cercava e si preparava a tornare in Giappone, consigliato da un vecchio monaco ando' ad incontrare Nyojo. Appena lo incontro' Doghen intui' che egli era il maestro vero che aveva cercato per tanto tempo. E anche Nyojo si accorse che il discepolo che chiedeva la sua guida era eccezionalmente deciso e impegnato, un discepolo come da tempo non ne vedeva.
Il primo maggio del primo anno Hokyo (1225) della grande dinastia Sung incontrai per la prima volta il maestro l'abate Tendo nella sua stanza; bruciai l'incenso e mi inchinai davanti a lui. Anche il maestro vide me per la prima volta. In quel momento offrendomi l'insegnamento (menju) disse: "Si sta compiendo qui la trasmissione della Verita', trasmessa direttamente da Buddha a Buddha, da Patriarca a Patriarca. Questo e' il momento in cui Shakamuni Buddha prese in mano il fiore sul monte Ryo; questo e' il momento in cui Eka ottenne il midollo sul monte Su; questo e' il momento in cui Obai diede a Eno la veste; questo e' il momento in cui Tozan trasmise l'insegnamento. Questa e' la trasmissione dell'Occhio e Tesoro della Verita' dai Buddha e dai patriarchi. Solo dentro di me c'e' questo, per altri e' solo un sogno: ne' l'han visto ne' sentito." (19)
Nel momento stesso in cui incrocio' gli occhi col maestro Nyojo, Doghen intui' con certezza che la verita' trasmessa dal Buddha era arrivata a lui. Sul monte Ryo Shakamuni Buddha davanti a centinaia di discepoli aveva preso in mano un fiore e a quella vista Mahakasyapa, unico a comprendere la Verita', sorrise. Sul Monte Su il secondo Patriarca Eka, mostrando soltanto un inchino alla domanda del maestro Bodhidarma, aveva ottenuto il midollo del suo insegnamento. Il quinto patriarca Konin, al monastero Obai dando di nascosto la sua veste a Eno lo aveva dichiarato suo successore. Esattamente nello stesso modo ora l'essenza della Verita' veniva trasmessa dal maestro Nyojo a Doghen, nell'istante in cui gli occhi si sono incrociati. Si puo' gia' chiamare questa un'esperienza di satori per il giovane Doghen, la cui pratica di meditazione Zen era arrivata a un alto livello di maturita', pero' normalmente la tradizione fissa l'esperienza di satori di Doghen a un'altro momento.
Nel terzo anno Hokyo (1227), un giorno nel Sodo (20)mentre Doghen era impegnato al massimo nella meditazione, un altro monaco si addormento' per la stanchezza. Il maestro Nyojo vedendolo lo sgrido' ad alta voce:
"Questo e' il momento di dedicarsi completamente alla meditazione, lasciando cader via il corpo e la mente (Shinjin-Datsuraku),
e come mai tu dormi?"
In quell'istante Doghen che era nella piu' profonda concentrazione ebbe un'esperienza di satori. Piu' tardi ando' a trovare il maestro Nyojo- nella sua stanza e come saluto brucio' l'incenso davanti a lui.
"Cos'e' questo bruciare l'incenso?"
gli chiese il maestro.
"Eccomi, il corpo e la mente sono caduti via!".
Nyojo replico':
"Il corpo e la mente sono caduti via! Cader via e' il corpo e la mente!"
e con queste parole approvo' l'esperienza di satori del discepolo. Questo e' quanto si legge nella "Seconda Cronaca di Nyojo". Il corpo e la mente erano stati liberati da ogni legame e attaccamento ed era entrato nella dimensione del satori. Quello che in quel momento Doghen aveva capito con chiarezza e' che l'essere seduto in meditazione con impegno, correttezza di posizione e liberi da ogni pensiero e preoccupazione (Shikantaza), questo stesso e' il significato di "Lasciar cader via il corpo e la mente".
Il tempo trascorso col maestro Nyojo e il suo insegnamento era quanto Doghen era venuto a cercare in Cina: nell'autunno dello stesso anno si preparava a tornare in Giappone. Nyojo gli diede il Foglio genealogico buddista e la veste (21), dichiarandolo con questo suo successore e lo consiglio', una volta tornato in Giappone di non stare nelle citta' ma ritirarsi in eremitaggio sulle montagne e continuare la pratica di meditazione, aver cura di proteggere il vero insegnamento del Buddha e diffonderlo fra la popolazione in Giappone.
Tornato in Giappone stette per un po' al monastero Kenninji di Kyoto, da dove era partito quattro anni prima. Disse a tutti di non aver portato a casa nulla dalla Cina, ne' rotoli di sutra, ne' statue di Buddha, come erano soliti fare gli altri monaci che andavano a studiare in Cina, disse di essere "tornato a casa a mani vuote". Quello che ha e' solo "il Vero Insegnamento del Buddha Trasmesso Correttamente". Quasi subito' scrisse l'opera "Fukan-Zazenghi" (Consigli per tutti circa i Principi della Meditazione Zen). Il suo insegnamento, che diceva essere il vero insegnamento del Buddha e non voleva accettare i compromessi con le altre scuole, gli creo' fastidi. Presto subi' l'opposizione dei monaci di Hieizan e degli stessi monaci di Kenninji discepoli di Eisai, per cui dovette lasciare Kenninji e ando' ad abitare nel vecchio tempio Gokurakuji a Fukakusa, nella periferia sud di Kyoto. Qui scrisse l'opera "Bendowa" (Discorsi sulla Pratica della Via).
Nel 1233 usando una parte del tempio Gokurakuji (il Kannon-doriin) costrui' il suo primo Centro di Meditazione Zen e lo chiamo' Koshoji (Il Tempio per la Prosperita' del Santo Insegnamento). Nei seguenti dieci anni in cui rimase a Koshoji si dedico' soprattutto all'insegnamento, scrivendo numerosi dei capitoli che formano la sua opera fondamentale, lo Shobo-ghenzo.
Il monastero Koshoji che Doghen aveva aperto a Fukakusa, divenne presto famoso come luogo di intensa pratica Zen, in contrapposizione allo scolasticismo e ritualismo degli altri monasteri. La meditazione Zen in quel tempo era gia' conosciuta in Giappone, ma nessun altro monastero gli dava cosi' importanza da metterla al centro della pratica religiosa. Da tutta la nazione, monaci di ogni scuola buddista, nobili di corte e samurai vennero a Koshoji per imparare e praticare la meditazione Zen. E' da notare in modo particolare l'ingresso in massa a Koshoji della Scuola Dharma Giapponese (22), che comprendeva persone come Koun Ejo, Ekan, Tetsu Ghikai, Ghien, ecc. In seguito a questo la sua comunita' religiosa aumento' in numero e importanza. Pero' a partire da questo periodo l'atteggiamento di Doghen riguardo al metodo Kannazen della corrente Rinzai di Daiei divenne particolarmente severo, e questo fu per educare e staccare completamente Ejo e gli altri discepoli provenuti dalla Scuola Dharma Giapponese dal metodo Kannazen e dal modo di pensare precedente. Nonostante questo metodo Kannazen fosse molto diffuso in Cina, esso era il metodo della Scuola di Daiei, ormai secolarizzata e profondamente legata alla nobilta'. Doghen aveva preferito scegliere l'insegnamento di Nyojo trasmesso con purezza. Anch'egli per poter trasmettere questo insegnamento con purezza divento' molto severo nei confronti del metodo Kannazen.
La comunita' di Doghen a Fukakusa aumentava regolarmente di numero e si sviluppava diventando un centro molto famoso in tutta la nazione, e non pote' evitare le ire e le persecuzioni del monastero tradizionale Tendai di Hieizan. Per far fronte a questo Doghen scrisse "I Principi del Vero Insegnamento a Favore della Nazione", sperando in un appoggio della corte imperiale, ma fu piu' forte l'influenza del monastero di Hieizan e Doghen non riusci' ad avere il riconoscimento ufficiale. Inoltre nel 1243 Enni ritorno' dalla Cina come successore del maestro Mujun Shian della scuola Rinzai, e proprio vicino a Fukakusa apri' il monastero Tofukuji, dove proclamo' il suo insegnamento, che era un misto del Buddismo tradizionale Tendai, del Buddismo esoterico Shingon e del Buddismo Zen, ed ebbe subito molto successo. Doghen infine non pote' piu' sopportare la persecuzione e nello stesso 1243 lascio' il monastero Koshoji di Fukakusa, trasferendosi sulle montagne della regione di Echizen, dove era stato invitato dal governatore Hatano Yoshishighe che aveva molta stima di lui. La partenza da Koshoji avvenne il 17 luglio, esattamente nel 15x anniversario della morte del suo maestro Nyojo, e con questo metteva in pratica il consiglio di Nyojo di lasciare le citta' e ritirarsi sulle montagne.
Arrivato nella regione di Echizen, l'attuale provincia di Fukui verso il mar della Cina, si fermo' temporaneamente a Yamashibu, poi costrui' un secondo centro di meditazione a Yoshiminedera. Nonostante la pratica Zen anche a Kyoto fosse severa, per Doghen e i suoi discepoli la severita' era inasprita dal freddo durissimo dell'inverno di quelle montagne a cui non erano abituati. Per quasi un anno fece la spola fra Yamashibu e Yoshiminedera continuando a insegnare con forza ai suoi discepoli nei due piccoli monasteri, e scrivendo circa un terzo (31 capitoli) dello Shobo-ghenzo.
Questo e' il periodo in cui Doghen si esprime piu' liberamente e appare con chiarezza la caratteristica del suo pensiero. Nel successivo 1244 essendo continuato ad aumentare il numero dei discepoli e il posto diventava stretto, si trasferi' nel vicino tempio Daibutsuji (il tempio del Grande Buddha, il cui nome sara' poi cambiato in Eiheiji, attualmente il tempio centrale della corrente Soto Zen). Daibutsuji, come i precedenti Yamashibu e Yoshiminedera erano piccoli templi della corrente Shirayama di Tendai e questo fa pensare che i monaci Tendai di questi luoghi si siano uniti alla sua comunita'. In queste montagne, ormai completamente libero e ottenuto un luogo ideale, si sforzo' di esporre il meglio dell'insegnamento e di impegnarsi con i suoi discepoli in una fervente pratica religiosa. Come ultimo ritocco nel 1246 cambio' il nome Daibutsuji in Eiheiji. Ora, si dice che l'insegnamento buddista fu portato in Cina per la prima volta nell'anno Eihei 11 della seconda dinastia Han (AD 68), e chiamando Eiheiji il suo monastero era come se volesse affermare che il Vero Insegnamento buddista per la prima volta era con lui arrivato in Giappone.
Nell'agosto del 1247 parti' per Kamakura, invitato dal Reggente del Bakufu Hojo Tokiyori. E' anche questo qualcosa di strano, che Doghen abbia lasciato Eiheiji in un momento molto importante per la vita del monastero per andare nella citta' centro del governo, in mezzo ai potenti, qualcosa che lui non avrebbe mai accettato. Qual'e' il motivo che lo spinse a questo viaggio? Se ne possono pensare diversi, ma certamente ha contato anche il suo desiderio di insegnare la Verita' e portare la salvezza a tutti. L'altro consiglio che Nyojo gli diede prima di tornare in Giappone era di aver cura di proteggere il vero insegnamento del Buddha e diffonderlo fra la popolazione del Giappone. Aveva forse Doghen, dopo essere stato rifiutato a Kyoto dal Buddismo tradizionale e dalla Corte Imperiale, la speranza di essere accolto a Kamakura e poter diffondere li' il suo insegnamento? Per prima cosa introdusse alla fede buddista il reggente Tokiyori, e gli impose i Precetti del Bodhisattva, ma poi rimase deluso dei samurai di Kamakura che del Buddismo preferivano le preghiere e i riti esoterici e dopo qualche mese torno' a Eiheiji.
Il freddo dell'inverno sulle montagne e la vita dura di Eiheiji non giovarono alla sua salute e nell'estate del 1252 si ammalo'. La malattia non accennava a guarire, anzi progrediva e il suo corpo pian piano si indeboliva. Continuo' a scrivere alcuni capitoli dello Shobo-Ghenzo e infine espresse il suo supremo ideale nel capitolo "Hachi-Dainin-Gaku" (Gli Otto Aspetti dell'Illuminazione dei Grandi). Nel luglio 1253 affido' al discepolo Ejo la responsabilita' suprema del monastero di Eiheiji, e parti' per Kyoto per curarsi. Il 28 di agosto del 1253 a 54 anni Doghen moriva, seduto in posizione di meditazione, nella casa di un discepolo laico.
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Le opere scritte da Doghen sono numerose e riguardano vari aspetti della pratica religiosa e monastica, ma fra di esse la piu' importante e la piu' conosciuta e' quella chiamata Shobo-Ghenzo (Occhio e Tesoro della Verita'). Fu scritta nell'arco di 23 anni, iniziando il primo capitolo "Bendowa" nel 1231 quando lascio' Kenninji per andare a stabilirsi a Fukakusa, e l'ultimo "Hachi-Dainin-Gaku" nel gennaio 1253 alcuni mesi prima di morire. Fu scritta nella lingua giapponese del tempo, e questa e' una cosa molto rara, in un periodo dove la cultura era fondamentalmente di influsso cinese e specialmente le opere religiose erano tutte scritte in cinese. Nella scuola Soto Zen Giapponese fu sempre considerata l'opera fondamentale per lo studio del pensiero buddista. Il titolo Shobo-Ghenzo potrebbe essere tradotto "L'Occhio - Tesoro della Verita'". Shobo e' infatti la Vera Realta', la Verita' Assoluta; Ghen e' l'occhio che riflette ogni cosa e Zo- , tradotto qui "Tesoro", alla lettera e' il magazzino, che contiene tutte le cose preziose della famiglia (23). Indica quindi la Verita' Assoluta in cui ogni cosa si riflette e che contiene e protegge tutti gli innumerevoli esseri dell'universo. Si pensa che Doghen, nonostante avesse scritto questi capitoli indipendentemente e in varie occasioni, avesse in mente di formare un'opera completa in 100 capitoli, che pero' non riusci' a portare a termine. I discepoli ne fecero diverse edizioni, man mano che venivano scoperti i rotoli dei vari capitoli. Fra le principali edizioni ce n'e' una di 60 capitoli, una di 75 e una di 95 capitoli. Oltre all'opera Shobo-Ghenzo in giapponese ce n'e' un'altra breve dello stesso titolo, scritta in cinese e composta da 300 brevi aneddoti.
Fra le altre opere principali, quasi tutte scritte in cinese, sono da ricordare le seguenti:
"Hokyoki". (Memorie del periodo Hokyo) scritta nel 1225 (anno 1x Hokyo della dinastia cinese Sung). Questa raccoglie gli appunti dell'insegnamento del maestro cinese Nyojo, quando Doghen era sotto la sua guida al monastero Tendozan.
"Fukan-Zazenghi". (Consigli per tutti circa i Principi della Meditazione Zen). Fu scritta nel 1227 a Kenninji appena tornato dalla Cina. Questi sono i suoi primi insegnamenti circa la meditazione Zen. E' un'opera breve e intesa come il libro fondamentale per chi vuole accostare correttamente l'insegnamento buddista.
"Gakudo-Yojinshu". (Raccolta di Avvisi per chi Studia la Via). Scritta nel 1234 a Koshoji. Sono 10 capitoletti per chi inizia a studiare la Via e a praticare la meditazione Zen.
"Shobo-Ghenzo-Zuimonki". (Detti e Commenti circa lo Shobo-Ghenzo). Sono appunti dell'insegnamento quotidiano di Doghen a Koshoji fra il 1235 e il 1238, editi dopo la sua morte dal discepolo e successore Ejo. E' ritenuta questa l'opera piu' chiara per conoscere il suo pensiero.
"Eihei-Shinghi". (Regole per il monastero di Eiheiji). E' una raccolta di regole per il monastero e la spiegazione di esse. Comprende diversi scritti, a partire dal 1237 fino al 1249.
"Eihei-Koroku". (Ampia raccolta degli insegnamenti di Doghen). E' una estesa raccolta in 10 volumi del suo insegnamento, nei vari periodi di Koshoji, Daibutsuji e Eiheiji, e contiene lezioni, detti occasionali e versi: fu redatto dopo la sua morte dai discepoli Senne, Ejo e Ghien.
Per quanto riguarda invece le caratteristiche del pensiero Zen di Doghen penso che basti ricordare i seguenti quattro punti:
1) Nonostante il Buddismo sia diviso in tante correnti, la corretta trasmissione della Verita' insegnata dal Buddha e' unica (Shoden Tanden no Buppo).
2) Pone al centro della pratica Zen la meditazione intesa come il semplice stare seduti in una posizione e concentrazione corretta, senza pensare a niente, senza preoccuparsi di niente e senza cercare nulla, neppure il Satori (Shikantaza).
3) Considera i detti dei maestri Zen come una manifestazione della Verita' nella realta' quotidiana (Ghenjo-Koan), da cui prendere esempio, piu' che dei paradossi a cui pensare durante la meditazione per lasciarsi stimolare a superare il pensiero logico (Kufu-Koan), come inteso nella scuola Rinzai.
4) La pratica religiosa e il satori sono una cosa sola (Shusho-Itto).
Doghen era convinto che l'insegnamento del Buddha che lui ha ricevuto e insegna, e' la Verita' Suprema, trasmessa correttamente dal Buddha attraverso i patriarchi e maestri precedenti e la chiama Shobo-Ghenzo-Nehan-Myoshin: l'Occhio-Tesoro della Verita', il Cuore Misterioso del Nirvana. E questa e' unica, e' il tutto, non e' solo una parte dell'insegnamento del Buddha o un filone del suo pensiero. Egli non voleva mai usare la parola Shu (traducibile in setta, corrente, scuola...), non ci sono sette o correnti diverse nella Verita'. Inoltre non si puo' imparare la Verita' Suprema da soli, senza maestro, bisogna imparare seguendo la guida di un maestro vero, a cui e' stata trasmessa la Verita' correttamente.
In questo modo, ogni generazione di patriarchi e maestri sono venuti trasmettendo la Verita' direttamente, nell'incontro da volto a volto fra maestro a discepolo. Nessun patriarca, nessun maestro, nessun discepolo ha mai potuto diventare un Buddha o un patriarca senza questa trasmissione diretta da volto a volto. (24)
La retta trasmissione del Buddismo dice: "L'unica e corretta tradizione della Verita' e' fra tutte la cosa suprema. Dal momento in cui si comincia la pratica con un eccellente maestro, non e' necessario offrire l'incenso, fare prostrazioni, recitare l'invocazione del nome di Buddha, fare atti di pentimento, o studiare i sutra. Una sola cosa e' necessaria: stare seduti in meditazione (Zazen) e cercare di lasciar cader via il corpo e la mente. Se uno anche solo per un momento manifesta la Verita' del Buddha nel corpo, nelle parole e nel pensiero e si siede in profonda meditazione, tutto il mondo e' la Verita' del Buddha e l'universo intero e' la realta' del Satori. (25)
Come anche da queste parole si capisce, il contenuto della retta tradizione dell'insegnamento del Buddha e' la meditazione Zen e specialmente nella forma Shikantaza (Stare semplicemente seduti). L'offrire incenso e fare prostrazioni durante le cerimonie, le lunghe preghiere di invocazione, gli atti di pentimento oppure lo studio, non sono il centro dell'insegnamento del Buddha: lo e' il semplice stare seduti in meditazione, uno Zazen che non pretende nulla, che non pretende neppure il Satori, uno zazen che non si lascia sporcare da nessun attaccamento alle cose o alle esperienze mistiche. Una meditazione Zen intesa come Opera del Buddha (Butsugyo) e' lo Zen di Doghen. Non vede la meditazione come una pratica che mira ad arrivare all'esperienza del Satori, ma vede la meditazione stessa come l'espressione del mondo del Satori. Quando uno medita in profonda concentrazione, l'universo intero appare come la figura del Buddha, come il mondo del Satori.
In Doghen i detti e gli aneddoti degli antichi maestri Zen (Koan) da Kufu-Koan si sviluppano in Ghenjo-Koan. Non sono solo dei mezzi, degli ostacoli da superare uno per uno per arrivare al Grande Satori: il pensiero del Ghenjo Koan indica che tutte le cose sono dei Koan viventi; la realta' che appare davanti agli occhi cosi' com'e' (Ghen), e' la Verita' Assoluta, perfetta e senza difetti (Jo). La posizione Kanna Zen della scuola Rinzai fa studiare e concentrarsi sugli insegnamenti dei maestri, uno per uno per far capire nella sua pienezza la Verita'. Il metodo di Doghen invece porta il discepolo a capire la Verita' attraverso tutte le cose e i fenomeni che compaiono davanti agli occhi nella vita quotidiana. Per cui i Koan non si limitano piu' ai detti dei maestri, anche le montagne sono Koan, i fiumi sono Koan, i fiori, gli uccelli, il vento, la luna, tutto appare davanti agli occhi ed esiste come Koan.
Oltre al metodo Shikantaza e alla posizione Ghenjo-Koan un'altra caratteristica del pensiero di Doghen e' l'unita' fra Pratica e Satori (Shusho-Itto). Non c'e' una pratica (Shu) che gradualmente progredisce e matura fino ad arrivare all'illuminazione, al Satori (Sho). Doghen sottolinea che dall'inizio alla fine Pratica e Satori non si possono separare: e' una Pratica basata sul Satori innato in ogni persona; e' un Satori che appare dalla pratica costante di ogni giorno. Oppure per dirlo con altre parole, non pone come il Kanna-Zen il Satori, la comprensione in pienezza della Verita' come un obiettivo verso cui si procede, ma la Verita' appare continuamente davanti agli occhi e la Comprensione e' innata, per cui con il Satori alle spalle si procede nella Pratica.
Che la Pratica e il Satori non siano una cosa unica e' quanto pensano le false dottrine. Nell'insegnamento Buddista Pratica e Satori sono una cosa identica. Poiche' la Pratica e' fondata sul Satori, anche la pratica della Via di un principiante e' la totalita' del vero Satori. (26)
Queste sono le caratteristiche principali del pensiero di Doghen, pero' bisogna ricordare una cosa: nel Giappone del tempo l'insegnamento Zen era principalmente quello della scuola Rinzai nella corrente di Daiei, cioe' il metodo Kanna-Zen, insegnato cosi' come era stato portato dalla Cina. Anche Doghen ricevette questo insegnamento portato da Eisai, e anche in Cina all'inizio pratico' nei monasteri della corrente di Daiei. Pero' da quando incontro' il maestro Nyojo e si mise alla sua guida imparo' il pensiero Mokusho-Zen di Wanshi Shogaku e una volta tornato in Giappone non si limito' a trasmettere fedelmente questo metodo, ma lo ando' sviluppando in una visione piu' tipicamente giapponese, cioe' con le caratteristiche citate sopra, e si puo' dire che qui stia la sua grandezza.
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NOTE
(1)..Nella storia giapponese si parla principalmente delle seguenti epoche: Epoca arcaica (fino a circa il VII secolo). Epoca di Nara con capitale a Nara (710-784). Epoca Heian con capitale a Kyoto (794-858). Epoca di Kamakura con l'imperatore a Kyoto ma il governo effettivo dei Generali a Kamakura (1192-1333). Epoca di Muromachi (1336-1573). Epoca di Edo (l'attuale Tokyo, 1603-1868). Epoca moderna che comincia con la restaurazione Meiji del 1868.
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(2).."Bakufu" significa alla lettera "il governo nell'accampamento" e indica il potere militare che controlla tutta la nazione, lasciando all'imperatore una funzione simbolica subordinata. Il governo militare di Kamakura termino' nel 1333, ma anche i successivi governi che seguirono fino alla restaurazione Meiji erano governi militari e spesso ripresero il nome di Bakufu.
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(3)..In questo periodo succedeva spesso che l'imperatore abdicasse in favore del figlio o di un fratello piu' giovane, si faceva monaco e rimaneva nelle vicinanze della corte come consigliere. Questo piu' che un rifiuto era un modo per esercitare piu' effettivamente il potere sfuggendo all'attenzione del governo militare di Kamakura.
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(4)..Il Ricevere i Precetti, e' la cerimonia di iniziazione alla fede buddista. In particolare i Precetti del Bodhisattva sono quelli del buddismo Mahayana, di cui fa parte anche lo Zen.
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(5)..Tendai (cinese T'ien-t'ai) e' una delle principali scuole del buddismo Mahayana, fondata dal maestro cinese Chighi (538-597) e trasmessa in Giappone da Saicho nell'805. Si fonda principalmente sull'insegnamento del sutra del loto (Hokke-kyo) e in Giappone ha il suo centro al monastero Hieizan di Kyoto. La scuola Shingon (Mantra) ha le sue origine nel Buddismo tantrico dell'India meridionale, passo' poi in Cina e in Giappone fu trasmessa dal monaco Kukai (774-835). Ha il suo centro al monastero Koyasan vicino a Kyoto. Saicho e Kukai sono le due figure piu' grandi del Buddismo dell'epoca Heian.
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(6)..Amida e' il Buddha della luce infinita o della vita infinita. L'Amidismo e' un movimento nato all'interno del Buddismo Mahayana ed e' caratterizzato dalla fede totale nel Buddha, dall'invocazione ripetuta del suo nome (Nenbutsu) e dalla promessa di rinascere nella Pura Terra (Jodo), il paradiso buddista. E' una fede molto particolare nel Buddismo, e sembra abbia collegamenti col pensiero Indu' della Devozione (Bacti) e con le altre religioni mediterranee.
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(7).."Sokushin-jobutsu" significa alla lettera: Questo stesso corpo realizza la pienezza del Buddha. E' un pensiero gia' presente nella scuola Tendai e sviluppatosi specialmente nella scuola Shingon. Si contrappone all'idea di una lunga pratica necessaria per poter portare a compimento la propria natura Buddica.
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(8)..Eno (cinese Hui-Neng, 638-713) e' il Sesto Patriarca Zen; egli ricevette il Dharma da Konin e riusci' a stabilire fermamente la Scuola Zen in Cina.
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(9)..Seighen Gyoshi (?-740) e Nangaku Ejo (677-744) fecero ulteriormente fiorire la scuola Zen in Cina. Dai discendenti di Seighen sorgera' poi la scuola Soto, e da Nangaku quella Rinzai, le due correnti Zen giapponesi piu' famose.
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(10)..Fuyo Dokai (1043-1118); Wanshi Shogaku (1091-1157), che fu maestro di Nyojo, maestro di Doghen; Shinghetsu Seiryo (1088-1151).
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(11).."Daizokyo" significa il grande magazzino dei sutra. E' la traduzione cinese delle opere fondamentali del Buddismo ed e' centrato sul Tripitaca: i sutra, le regole e i commenti filosofici, ma contiene anche numerose opere del Buddismo cinese.
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(12).."Horinden" (Tradizione del Tesoro della Foresta) fu scritta nell'801 ed e' l'opera piu' antica; tratta dei 28 patriarchi indiani e dei sei patriarchi cinesi, in particolare di Eno ed influenzo' tutte le opere seguenti. "Sodoshu" (Raccolta della Stanza dei Patriarchi) fu scritta nel 952, basata su Horinden ne continua la storia.
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(13)..Zenshinkyo (cinese Quan-Zhen-Jiu) fu fondato da Wang-Chong-Yang (1112-1170). Lo stile di vita di questo monaco taoista e il suo insegnamento sono molto simili a quelli dello Zen. E anche le altre scuole taoiste ricevevano un grande influsso dal Buddismo Zen.
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(14)..Myoan Eisai (detto anche Yosai, 1141-1215) fu il primo che porto' l'insegnamento Zen in Giappone nella forma della scuola Rinzai. Fu dapprima perseguitato dalle altre scuole tradizionali Tendai e Shingon, ma alla fine riconosciuto. Fondo' i monasteri di Jufukuji a Kamakura e Kenninji a Kyoto.
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(15)..Vashubandu, conosciuto in Giappone come Seshin (330-400), era originario della regione di Gandhara. Espresse il pensiero Theravada nell'opera Abhidharmakosa-sastra. Fu dapprima molto critico al Buddismo Mahayana, ma poi si converti' ad esso e scrisse numerosi commenti ai sutra Mahayana.
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(16)..Citazione da "Sandaison-gyojoki", (Atti dei tre grandi Venerabili). Breve opera che racconta gli atti di Doghen, Koun Ejo, e Tetsu Ghikai, i primi tre abati del monastero di Eiheiji.
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(17)..Hongaku Homon e' una tendenza di pensiero all'interno del Buddismo Tendai e Shingon del Giappone di quel tempo. Contro l'idea che si ottiene il Satori in seguito a una lunga pratica, afferma che il Satori (Kaku) c'e' dall'origine (Hon), e' innato nell'uomo. Doghen fu molto influenzato da questo pensiero.
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(18)..Citazione da "Sandaison-gyojo-ki".
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(19)..Doghen, "Shobo-ghenzo", Capitolo Menju.
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(20)..Sodo, detto anche Zendo e' la stanza dove i monaci fanno meditazione Zen. Ogni monaco ha disposizione lo spazio di una stuoia (190 x 80 cm.) e in molti casi questo spazio serve anche per mangiare e per dormire.
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(21)..Shisho e' il foglio indicante la genealogia di discendenza dal Buddha, che il maestro da' al discepolo che considera suo erede del Dharma. Normalmente i nomi sono scritti in cerchio come i petali di un fiore. Kesa (Kasaya), era originalmente il vestito del monaco; passo' poi ad indicare un quadrato di stoffa composto da varie striscie che si appende al collo come segno di appartenenza alla comunita' buddista.
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(22)..Di questa scuola si conosce molto poco, pero' si pensa sia la vecchia Corrente Dainichi, un filone della Scuola Rinzai di Daiei.
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(23)..E' il Kura. Essendo le case giapponesi di legno con finestre di carta, le scorte di riso e i preziosi kimono sono sempre in pericolo per l'umidita', e il denaro e altri oggetti preziosi sono facilmente preda dei ladri. Per cui fin dall'antichita' si usa costruire vicino alla casa questo magazzino, in pietra o mattoni, molto asciutto e robusto.
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(24).."Shobo-Ghenzo", cap. Menju.
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(25).."Shobo-Ghenzo", cap. Bendowa.
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(26).."Shobo-Ghenzo", cap. Bendowa.
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