Cap. 5. Essere un tutt'uno con l'universo e le creature.


5. 1. Il "cuore" secondo Doghen.

5. 2. Il cielo, la terra e io abbiamo la stessa radice,
tutti gli esseri e io siamo un corpo solo.

5. 3. I monti, i fiumi e la terra. Il sole, la luna e le stelle.







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5. 1. Il "cuore" secondo Doghen.

Come ho detto nell'introduzione, l'occasione di questa ricerca comparata sono state le parole
"Il mio cuore sono i monti, i fiumi, la terra; sono il sole, la luna e le stelle",
che appaiono nel capitolo Sokushin-Zebutsu dello Shobo-Ghenzo, e qui vorrei parlare un po' piu' precisamente di cosa intendeva Doghen per "cuore".
Innanzitutto bisogna pensare che nella lingua giapponese la parola "cuore" (Kokoro, oppure Shin) e' usata per indicare una vasta gamma di fenomeni psicologici, e per lo meno comprende i sentimenti, i pensieri e le intenzioni e puo' essere tradotto "cuore" o "mente" oppure "cuore-mente". Anche solo nello Shobo-Ghenzo sono molti i capitoli che hanno il cuore come argomento principale o danno importanti insegnamenti su di esso. Per fare qualche esempio, vi sono i capitoli "Bendowa" (Discorsi sulla Pratica della Via), "Shinjin-Gakudo" (Imparare la Via con il corpo e col cuore), "Sokushin-Zebutsu" (Questo stesso corpo e' il Buddha), "Shin-Fukatoku" (Il cuore e' inafferrabile), "Kobutsushin" (Il cuore degli antichi Buddha), "Sangai-Yuishin" (L'unico cuore del triplice mondo), Sesshin-Sessho (Dire cuore e' dire Essenza), "Hotsu-Bodaishin" (Il risveglio dell'Illuminazione), "Tashintsu" (Il potere di conoscere il cuore altrui), ecc.

Nel Buddismo vi sono diverse teorie riguardo al cuore: la teoria del duplice cuore (del sutra Ryoga), quella del triplice cuore (dell'opera Shikan del buddismo Tendai), quella del quadruplice cuore (del Commento al sutra Dainichi), ecc.
(1). Doghen che da giovane studio' il Buddismo al monastero Hiezan tiene la posizione Tendai classica del triplice cuore. I diversi aspetti del triplice cuore sono chiamati:
Chittashin, che e' la reazione della mente ai fenomeni dell'ambiente circostante, e' la percezione, il giudizio, l'immaginazione, e' insomma il lavoro mentale di una persona comune.
Karidashin, che e' detto anche "cuore dell'erba e delle piante"; e' il cuore purissimo per sua natura, detto anche Nyoraizo-shin (il Cuore, Natura del Buddha), e' il cuore nella sua immagine originale, il cuore vero.
Iritashin, che indica l'essenza delle cose, e non rientra nell' attivita' mentale.
La scuola Zen, detta anche la "Scuola del Cuore" cerca attraverso la pratica religiosa di meditazione di portare i discepoli all'autointuizione diretta di questo secondo aspetto del Cuore Purissimo per sua Natura, il Cuore Vero Originale (l'Origine del Cuore) e cosi' estinguere naturalmente l'attivita' di percezione discriminante, che durante la meditazione impedisce la visione diretta della Verita'.
Quando quindi Doghen parla di cuore, indica questo cuore vero originale e purissimo, la Natura Essenziale, la Natura Buddica del se', il Vero Se', di cui tutti gli esseri e i fenomeni sono manifestazione.

Il cuore correttamente trasmesso e' un "cuore uno con tutti gli esseri", e' "tutti gli esseri una cosa sola col cuore". Percio' un antico maestro disse: "Se qualcuno potesse comprendere veramente il cuore (Natura Essenziale), in tutto il mondo non ci sarebbe un pugno di terra. Bisogna sapere che quando si comprende veramente il cuore il cielo intero crolla e la terra viene ridotta a pezzi. Oppure la terra intera aumenta di tre pollici lo spessore. Un antico maestro disse: "Cos'e' il cuore purissimo e luminoso? Sono le montagne i fiumi e la terra; sono il sole, la luna e le stelle". So con certezza: il mio cuore sono i monti, i fiumi e la terra; sono il sole, la luna e le stelle. Inoltre quando si parla di questo, se eccedi un attimo esso diventa scarso, se ti trattieni un poco esso diventa di troppo. Il cuore "monti-fiumi-terra" e' soltanto "monti-fiumi-terra", non ci sono onde, vento e fumo; Il cuore "sole-luna-stelle" e' soltanto "sole-luna-stelle", non c'e' nebbia e foschia. (2)
Il pensiero circa il "Cuore" trasmesso a Doghen e' il pensiero dell'"Unico Cuore" fondato sul sutra Kegon. Tutti gli esseri e tutti i fenomeni dell'universo non sono altro che apparenze dell'Unico Cuore e nulla puo' esistere staccato da esso. Anche il cosiddetto "mondo oggettivo" non ha un'esistenza propria. Doghen scrisse il capitolo "L'unico cuore del triplice mondo" prendendo queste parole dal sutra Kegon.
"Il triplice mondo e' soltanto l'Unico Cuore. All'infuori di questo cuore non c'e' nessuna esistenza. Non c'e' nessuna differenza fra il Cuore, il Buddha e le Creature". (3)
Il triplice mondo, nella visione cosmica buddista indica i tre mondi di illusione degli esseri: il mondo delle passioni e dei desideri, il mondo della forma (e' sopra il mondo delle passioni, dove non c'e' piu' ne' passione sessuale ne' avidita') e il mondo della non-forma (il mondo puramente spirituale che ha superato il livello delle cose con forma).
Doghen afferma con chiarezza questa verita' che tutte le cose sono il cuore:

Blu, giallo, rosso e bianco: questo e' il cuore.
Lungo, corto, quadrato e rotondo: questo e' il cuore.
Vita, morte, passato e futuro: questo e' il cuore.
Anni, mesi, giorni e ore: questo e' il cuore.
Sogni, visioni e fiori nel cielo: questo e' il cuore.
Acqua, pioggia, schiuma e fumo: questo e' il cuore.
Fiori in primavera e luna d'autunno: questo e' il cuore.
Costruire e in seguito inevitabilmente crollare: questo e' il cuore.
Per cui nulla viene distrutto, tutti gli esseri e la verita' sono il cuore,
la trasmissione da un Buddha a un Buddha e' il cuore. (4)
Nel Buddismo Mahayana e quindi anche nello Zen, tutti gli esseri esistono in base a questo Cuore-Mente. Quando si dice: "Il mio cuore sono i monti, i fiumi e la terra; sono il sole, la luna e le stelle", oppure si dice che tutti gli esseri sono il cuore, questo pensiero puo' essere criticato come semplice idealismo e spiritualismo. Pero' qui il "Cuore" e' inteso nel senso del Nulla (Ku, Sunyata) e nel senso di legge della causalita' (Enghi). Per cui quello che nel Buddismo e' detto Unico Cuore e' diverso dall'Idealismo e Spiritualismo. Questo Unico Cuore inteso come Nulla e Causalita' e' pensare tutte le cose esistenti in base a un rapporto di relazione reciproca.
Una teoria che esprime bene il rapporto fra il Cuore-Mente e tutti gli esseri e i fenomeni dell'universo e' quella della scuola Kegon, detta Shi-Hokkai (I quattro mondi del Dharma, della Verita'). Questa teoria parla di quattro aspetti del Cosmo: Ji-Hokkai, il mondo fenomenico; Ri-Hokkai, il mondo dei Noumeni, della razionalita' pura; Rijimughe-Hokkai, il mondo in cui fenomeni e principi puri sono in una relazione di unita' e indivisibilita'; Jijimughe-Hokkai, il mondo in cui tutti gli esseri e i fenomeni cosmici si relazionano in un misterioso rapporto di causalita' vicendevole, senza ostacolarsi l'un l'altro.
Ji: Indica tutte le cose concrete, gli esseri e i fenomeni cosmici; in questa categoria rientrano le montagne, i fiumi, la terra, il sole, la luna, le stelle e le miriadi di esseri. Ri: Indica il Cuore-Mente come principio assoluto su cui si basa l'esistenza di tutti gli esseri.
Nel primo aspetto Ji-Hokkai, tutte le cose che esistono, sono cosi' come sono, come compaiono davanti agli occhi. E' una posizione molto semplice e potrebbe essere detta quella del materialismo.
Nel secondo aspetto Ri-Hokkai, tutte le cose che esistono davanti agli occhi sono guardate dal punto di vista del Cuore-Mente che le fa esistere. E questa e' la posizione dell'idealismo e spiritualismo.
La teoria della Scuola Kegon parte dalla prima posizione materialistica e procede nella seconda, quella spiritualistica, ma non si ferma qui: continua nella terza posizione, quella detta Rijimughe-Hokkai. Qui non si pone al centro ne' gli esseri e i fenomeni, ne' il Cuore-Mente come principio puro, ma i due sono in relazione e non si ostacolano a vicenda: e' una posizione che superando il materialismo e lo spiritualismo li armonizza. Questa posizione e' la visione esistenziale comune in tutto il Buddismo, pero' la Scuola Kegon va ancora oltre con l'aspetto Jijimughe-Hokkai. Non solo gli esseri e il principio puro sono in relazione e non si ostacolano, ma anche gli stessi esseri e fenomeni sono tra di loro in relazione senza ostacolarsi.
Questo quarto aspetto sembra un ritorno al primo aspetto, al punto di partenza. Anche qui si tratta solo di esseri concreti e fenomeni, pero' gli esseri e fenomeni del primo aspetto Ji-Hokkai sono individuali, indipendenti e in contrapposizione fra loro, e questa e' la visione del mondo della gente comune (Bonpu). Nella visione del Jijimughe-Hokkai, tutti gli esseri sono in profonda relazione e solidarieta' fra di loro e la loro e' un'esistenza di inter-azione. Per citare l'esempio del sutra Kegon, l'universo e' come una rete: qualunque nodo di essa si prenda, tutta la rete viene trascinata. Cosi' nella visione del quarto aspetto Jijimughe-Hokkai ogni esistenza e' collegata e inter-agisce con tutte le altre. Questa e' la visione del mondo della Scuola Kegon, pero' anche lo Zen e tutto il Buddismo Mahayana condivide questa visione.

Anche nello Zen tutte le cose che esistono davanti agli occhi non sono qualcosa di completamente indipentente e in contrapposizione con il se'. Di solito si dice che e' tipico delle filosofie occidentali il porre la distinzione soggetto-oggetto e vedere tutte le cose in un rapporto di contrapposizione con il se', per cui si pensa la natura e l'universo come qualcosa che debba essere assoggettato all'uomo. Naturalmente non si puo' generalizzare, perche' anche in occidente ci sono diverse filosofie e diverse visioni del mondo. Per esempio Francesco d'Assisi, di cui tratto in questa tesi, pur non dicendo direttamente di essere una cosa sola con le creature, non e' lontano dalla visione cosmica dello Zen di unita' totale fra il se' e tutti gli esseri. Chiamava infatti tutti gli esseri e i fenomeni naturali fratelli e sorelle e viveva in una profonda relazione di intimita' fraterna con tutte le cose, gli uomini, gli animali e le piante. Qui lascio da parte il problema della visione esistenziale tipica dell'occidente, e vorrei citare un esempio per mostrare concretamente nel pensiero Zen la differenza fra la prima visione materialistica degli esseri individui indipendenti e in contrapposizione e la quarta visione degli esseri in profonda unita' e inter-azione.
Il maestro Seighen Yuishin disse:

Trent'anni fa, quando la mia pratica religiosa era ancora immatura, nel vedere una montagna quella era solo una montagna; nel vedere dell'acqua quella era solo acqua. Poi in seguito quando fui piu' maturo arrivai all'esperienza mistica in cui vedendo la montagna quella non era piu' una montagna e vedendo l'acqua quella non era piu' acqua. Pero' in questi tempi sono tornato come all'inizio: vedendo la montagna quella non e' nient'altro che la montagna; vedendo l'acqua quella non e' altro che acqua. (5)
Le parole di Seighen secondo la teoria della Scuola Kegon, indicano il processo che parte dalla visione materialistica Ji-Hokkai per arrivare alla visione del Jijimughe-Hokkai, dove il materiale e lo spirituale sono armonizzati e non c'e' piu' nessun ostacolo o differenza fra soggetto e oggetto. La prima espressione "Nel vedere una montagna quella era solo una montagna" e' la posizione materialistica che pone al centro le cose e i fenomeni e non ammette nessun principio spirituale. La seconda espressione "Nel vedere la montagna quella non e' piu' la montagna", e' la posizione spiritualistica che pone al centro il principio puro, non si vede piu' la montagna come tale ma si percepisce il principio assoluto di cui la montagna e' un'espressione. Ma qui c'e' ancora contrapposizione fra il cuore-mente che vede e conosce e la montagna che e' veduta. La terza posizione "Nel vedere la montagna, quella non e' nient'altro che la montagna", e' il massimo dell'esperienza religiosa: la montagna, l'acqua, gli alberi gli uomini e se stesso non sono piu' in contrapposizione. Si e' dimenticato completamente se stesso, non c'e' differenza fra la cosa percepita e il cuore-mente che percepisce. La contrapposizione soggetto-oggetto e' scomparsa e si vedono le cose cosi' come sono nella loro completa verita'.

Anche quando Doghen dice nel capitolo Sokushin-Zebutsu
"il mio cuore sono i monti, i fiumi e la terra; sono il sole, la luna e le stelle",
questa non e' una posizione spiritualistica e idealista che vede le cose come apparenza, come manifestazione del cuore principio assoluto, ma e' la posizione in cui le montagne ecc. e il cuore-mente sono perfettamente armonizzati e non vi e' piu' contrapposizione fra il se' e tutti gli esseri e i fenomeni dell'universo. Come egli stesso subito aggiunge per spiegare,
"Inoltre quando si parla di questo, se avanzi un attimo esso diventa scarso, se indietreggi un poco esso diventa di troppo. Il cuore monti-fiumi-terra e' soltanto monti-fiumi-terra".
Fra i monti i fiumi la terra e il se', non c'e' nessun ostacolo, non c'e' nessuna idea o giudizio che si interpone, c'e' unita' perfetta.

Ho spiegato il pensiero di Doghen riguardo al cuore come fondato sul "Triplice mondo, Unico Cuore". Il cuore, inteso come il se' ideale, la figura originale dell'uomo, supera la contrapposizione soggetto-oggetto, supera la contrapposizione fra cio' che percepisce e cio' che e' percepito e tutti gli esseri dell'universo e i fenomeni della natura diventano una sola cosa con il se'. Questa e' la posizione di tutto il Buddismo Mahayana, pero' Doghen ha dato particolare risalto a questo pensiero. Il cuore nella sua figura originale e' detto nel Buddismo classico Tendai anche "il cuore dell'erba e delle piante" e anche Doghen usa altri nomi per indicarlo.

Nel Buddismo vi sono due metodi di formazione per imparare la Via: imparare col cuore (pratica mentale) e imparare col corpo (pratica fisica). Imparare col cuore significa imparare con tutte le diverse forme del cuore. Queste diverse forme del cuore sono: Chitta-shin (mente discriminativa), Karida-shin (mente essenziale), e Irita-shin (mente universale). In una completa comunione, dopo essersi risolti all'illuminazione ci si rifugia nella grande via dei Buddha e dei patriarchi e si pratica il risveglio del cuore illuminato.(Hotsubodai-shin). Se per esempio il vero cuore illuminato non si e' ancora sviluppato, bisogna praticare l'insegnamento dei Buddha e patriarchi illuminati prima di noi. Questo e' il risveglio del cuore illuminato (Hotsubodai-shin), questo e' il cuore rosso ovunque presente (il massimo dell'amore e della compassione, Seki-shin-henpen), questo e' il cuore degli antichi Buddha (Kobutsu-shin), questo e' il cuore della vita quotidiana (Heijo-shin), questo e' l'unico cuore del triplice mondo (Sangai-Yuishin). Si impara rilasciando questi tipi di cuore, si impara afferrando questi tipi di cuore. (6)
Le parole Hotsubodai-shin, Seki-shin Henpen, Kobutsu-shin, Heijo-shin e Sangai-Yuishin sono parole che esprimono connotazioni diverse della stessa realta': il cuore vero, il vero se', il cuore come figura originale del se'.
Hotsubodai-shin e' il cuore-mente (shin) che ricerca e sviluppa (Hotsu) l'illuminazione (Bodai), la Via del Buddha, e' diventare una cosa sola con la Via, e' il desiderio insaziabile di salvare tutti gli esseri dell'universo con il cuore colmo della grande compassione del Tathagata. Indica anche la disposizione fondamentale del Bodhisattva: cercare la propria salvezza solo dopo essere riuscito a salvare tutti gli esseri dell'universo.
Seki-shin Henpen e' come il Karida-shin, il cuore purissimo per sua natura, e' il cuore vero, il cuore originale di cui l'uomo e' dotato, e' il cuore del Buddha. Seki-shin (letteralmente cuore rosso), indica il cuore messo a nudo, che non ha assolutamente niente da nascondere, che appare chiaramente davanti agli occhi di tutti. Henpen indica la sua totalita' cosi' com'e', non una parte o degli aspetti. "La foglia del loto e' rotonda, la foglia della noce d'acqua e' appuntita", ogni cosa e' cosi' com'e'. Cosi' anche il cuore e' cosi' com'e', non ha niente di impuro o di aggiunto. E' il cuore messo a nudo, perfettamente puro e semplice.
Kobutsu-shin e' il cuore vero dei patriarchi (Kobutsu) e dei maestri. Questa espressione ha origine dal koan di Nan'yo Echu:

Un monaco un giorno chiese al maestro Nan'yo: Cos'e' il vero cuore degli antichi Buddha? Il maestro rispose: Sono i muretti del giardino, sono i ciottoli e i sassi. (7)
Quello che il maestro Nan'yo Echu vuol dire e' che il cuore vero universale traspare da qualunque cosa, da qualunque oggetto. Non c'e' nulla che non ne sia il riflesso. Anche i muretti di cinta del giardino e i ciottoli e i sassi buttati la' in un angolo sono tutti l'espressione del vero cuore originale.
Heijo-shin indica anch'esso il cuore del Buddha, la Verita', il cuore senza alcuna macchia, il cuore degli antichi Buddha. Questo e' il cuore fondamentale di cui siamo dotati e che appare nella quotidianita' (Heijo).Questo indica che tutte le azioni della vita quotidiana: mangiare il riso, bere il te' ecc. sono tutte, cosi' come sono, espressioni della vita di satori. Per cui anche la vera pratica Zen, oltre che nella meditazione si misura in ogni azione della vita quotidiana, nell'andar fuori, nel rimanere in casa, nel sedersi, nel dormire...
Questo pensiero dell'importanza della quotidianita', apparso all'inizio negli insegnamenti del maestro Baso Doitsu (8)dalla meta' della dinastia T'ang e' diventato il pensiero fondamentale comune a tutte le scuole Zen.

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5. 2. Il cielo, la terra e io abbiamo la stessa radice, tutti gli esseri e io siamo un corpo solo.

Nel Buddismo, e' normale pensare che tutti gli esseri dell'universo esistano in profonda unita' fra di loro: questo stesso e' il contenuto dell'illuminazione di Shakamuni Buddha. Questa idea compare nelle parole "Tutti gli esseri dell'universo vivono della stessa natura del Buddha", che troviamo nel capitolo 27 del sutra del Nirvana, ed e' un insegnamento buddista fondamentale. Il maestro Keizan Jokin, il secondo fondatore della scuola Soto giapponese oltre a Doghen, nella sua opera Denkoroku (Memorie della trasmissione della Luce) nel capitolo che riguarda il satori di Shakamuni Buddha dice:

Shakamuni Buddha, vedendo la stella del mattino ebbe l'illuminazione e disse: "in questo stesso istante Io e tutti gli esseri del mondo abbiamo avuto l'illuminazione".
Keizan inoltre, commentando questo verso aggiunge:

Quello che qui e' detto Io, non si tratta della persona di Shakamuni, anche Shakamuni Buddha e' nato da questo Io. E non solo Shakamuni Buddha e' nato da quest'Io, anche tutti gli esseri dell'universo sono nati da esso. Quando si afferra e si alza la Grande Rete tutti gli esseri dell'universo ne vengono trascinati. Nello stesso modo quando Shakamuni Buddha ottiene l'illuminazione anche la grande terra e tutti gli esseri vengono illuminati. E non solo la grande terra e tutti gli esseri ottengono l'illuminazione, ma anche i numerosi Buddha del triplice mondo ne vengono illuminati. Pero' pure stando cosi' le cose, Shakamuni Buddha non si preoccupo' della sua illuminazione. Non cercare Shakamuni Buddha all'infuori della grande terra e di tutti gli esseri. Per esempio i monti, i fiumi e la terra, gli innumerevoli esseri e miriadi di fenomeni, pur essendo infiniti nel numero e nella varieta', essi non riescono a colmare la pupilla del Buddha.
Quello che qui e' chiamato Io non e' la persona storica di Shakamuni Buddha, Questo Io e' Shakamuni Buddha inteso come l'universo intero e tutti gli esseri che vi sono compresi. Questo e' chiamato Nyorai Hosshin. Anche il Buddha storico e tutti gli esseri, tutte le cose, derivano da questo Corpo del Buddha che riempie l'universo. Poiche' tutto e' un corpo solo, l'illuminazione di Shakamuni Buddha e' l'illuminazione di tutti gli esseri (tutti i Buddha del triplice mondo e tutti gli esseri della grande terra). Non c'e' nessuna cosa nell'universo che non sia compresa nello Shakamuni Buddha inteso come Corpo Universale del Buddha. Il tutto e' una cosa sola con la pupilla del Buddha, con il midollo del Buddha, con la sua figura originale.
Doghen citando le parole del maestro Nyojo dice:

Puro e' il vento d'autunno, luminosa e' la luna d'autunno. La terra, i monti e i fiumi manifestano la pupilla del Buddha. (9)
Col vento fresco dell'autunno la luna risplende luminosa. L'ombra scura dei monti, dei fiumi e della terra sotto di essa: questa e' la realta' assoluta, e' la pupilla del Buddha.
Ancora nella seguente canzone Doghen esprime questa verita' con parole bellissime:

Il colore delle montagne, il mormorio del fiume nella valle, nella loro realta' essi sono la voce e la figura del mio Shakamuni Buddha.
Questo modo di pensare sembra che esistesse gia' in Cina prima che vi fosse portato l'insegnamento buddista. Nell'opera "Soshi" (Zhuang-tsu) che rappresenta il pensiero Taoista e risale alla dinastia Chou (4-3 secolo aC.) si dice:

Il cielo, la terra e Io siamo nati insieme, tutte le miriadi di esseri e Io siamo una cosa sola. (10)
Quando si arriva a riconoscere l'esistenza di tutti gli esseri cosi' come sono si puo' dire che la nostra conoscenza si sia avvicinata alla vera realta' degli esseri. Poi quando non c'e' piu' nemmeno la coscienza del "riconoscere" gli esseri cosi' come sono, si e' un solo corpo con la Via.
L'infinitamente lunga esistenza del cielo e della terra e' la stessa della mia vita e la multiformita' degli innumerevoli esseri e' la mia stessa esistenza.

Se si abbandonano le cose, il corpo non si stanca; se si dimentica la vita lo spirito non si perde. Se il corpo e' integro e lo spirito perfetto si diventa una cosa sola col cielo. Il Cielo e la Terra sono i genitori delle miriadi di esseri. Quando si uniscono producono gli esseri, quando si separano si ritorna all'inizio. (11)
Quando si abbandonano gli affari e le preoccupazioni del mondo il corpo non si stanca, non deperisce. Quando si dimenticano gli affanni della vita lo spirito si mantiene integro e sereno. Quando con il corpo e lo spirito intatti si ritorna alla situazione umana originale, si e' una cosa sola con la vita e l'attivita' del cielo e della terra. Il cielo e la terra, intesi come i due principi complementari Yin e Yang, sono i genitori, cio' che da' origine a tutti gli esseri e i fenomeni dell'universo. Quando questi due principi si uniscono sorgono nuove forme e nuovi esseri e quando i due principi si separano gli esseri scompaiono per ritornare a nuove possibilita' di formazione.

Io conosco il centro del cielo e della terra: questo e' a nord di En e a sud di Etsu. Se ami intensamente tutti gli esseri dell'universo, il cielo e la terra sono un corpo solo. (12)
Nella grande Cina del tempo En era la nazione piu' a nord e Etsu era la nazione piu' a sud. Di fronte alla larghezza infinita dell'universo una distanza come tutto il continente cinese e' cosi' piccola da poter essere detta un punto al centro. Una volta capito che la differenziazione spaziale e temporale del pensare mondano e' una cosa relativa, si possono amare tutti gli esseri e unire il cuore con essi, e si capisce molto bene come il cielo, la terra e tutti gli esseri siano una cosa sola.

Nell'opera Soshi, prima che il Buddismo venisse portato in Cina era gia' diffusa l'idea di una unita' totale fra il cielo, la terra e tutti gli esseri dell'universo. Pero' c'e' un problema: l'opera Soshi che di solito si fa risalire alla dinastia Chou (4-3 secolo aC.), secondo le ricerche piu' recenti sembra sia un'opera raccolta ed edita da Kakusho, un religioso taoista verso il quarto secolo dopo Cristo.
Si era soliti pensare che il buddismo Mahayana in Cina fosse stato influenzato dal pensiero taoista del Soshi, ma non e' piu' cosi' sicuri, anzi si puo' sospettare il contrario.
In Cina questo pensiero di unita' totale dell'universo che troviamo nel Soshi appare chiaramente con il maestro buddista Jo dell'epoca Chin (265-416), nell'opera Joron (I discorsi del maestro Jo). Il fatto che quest'opera buddista sia molto vicina per tempo di composizione al periodo in cui il religioso taoista Kakusho fece l'edizione del Soshi e' di estremo interesse per la ricerca.

La misteriosa Via e' nel perfetto Satori, il perfetto Satori e' nella Verita'. Se si e' nella Verita', l'essere e il non-essere sono percepiti come la stessa cosa. Se sono visti come la stessa cosa l'Io e l'altro non sono due cose distinte. Per cui il cielo, la terra e Io abbiamo la stessa radice; tutti gli esseri e Io siamo un solo corpo. (13)
Il maestro Jo era uno dei cosiddetti 4 sapienti fra i 3000 discepoli del maestro Kumarajiwa (344-413) e inoltre era lodato come il primo nella comprensione del Nulla (Sunyata). E fu colui che diffuse in tutta la Cina il pensiero della Sapienza del Nulla del Buddismo Mahayana trasmesso da Kumarajiva. Originario di Choan, dopo aver studiato il pensiero di Roshi (Lao-tzu) e Soshi (Zhuang-tsu), l'occasione di aver letto il sutra di Vimalakirti fu cio' che lo spinse a mettersi al seguito di Kumarajiva, e ad aiutarlo nella traduzione in cinese dei sutra buddisti. Scrisse il Joron, composto da quattro discorsi e si dice che mori' nel 414. Anche nello Zen, che usa molto il pensiero della Sapienza del Nulla, le sue parole furono molto citate, specialmente l'idea che il cielo e la terra e tutti gli esseri sono cosi' come sono la manifestazione della natura del Buddha e non sono per nulla diversi dal cuore originale del vero Io. Come esempio vorrei citare il Koan n.40 dello Hekiganroku:

L'ufficiale Rikko parlando col maestro Nansen (14) disse: "Il maestro del Dharma Jo disse: Il cielo, la terra e Io abbiamo la stessa radice; tutti gli esseri e Io siamo un corpo solo. Non e' questa una cosa meravigliosa?"
Il maestro Nansen indicando un fiore del giardine disse a Rikko: "Per la gente d'oggi vedere un fiore come questo e' soltanto un sogno!"
Il maestro Nansen col semplice gesto di puntare il dito al fiore, spiego' con un segno concreto le parole del maestro Jo: mostro' che il proprio cuore vero e il fiore del giardino sono una cosa sola. Di solito quando si vede un fiore c'e' sempre una chiara distinzione e contrapposizione fra l'Io che vede e il fiore che e' visto; e questo non e' il vero "Vedere il fiore", e' soltanto un sogno. Un fiore compare davanti agli occhi e "Ah!": il fiore riempie tutto il proprio cuore e il proprio corpo, riempie tutto l'universo. E' un modo di vedere molto semplice che non lascia spazio a nessuna idea personale (15)

. Anche il maestro Doghen nell'opera Eihei-Koroku, cita le parole del maestro Jo:

Un tempo qualcuno disse "Il cielo, la terra e Io abbiamo la stessa radice; tutti gli esseri e Io siamo un solo corpo". Il maestro punto' il bastone e disse: "Questo e' il mio bastone, cos'e' che ha il corpo uguale a questo; cos'e' che ha la radice uguale a questo? Ora qui non risparmio la vita e vi dico la verita'". Dopo un momento di silenzio continuo': "Il riso di Royo e' caro; le rape di Chinshu sono grosse". Poi butto' via il bastone e lasciata la lezione se ne ando'. (16).
Cosa c'e' che ha lo stesso corpo e la stessa radice con il bastone che il maestro mostro' ai discepoli? Il distretto di Royo in Cina era famoso per la produzione di riso di alta qualita', e la provincia di Chinshu era famosa per le rape. Non aggiunge niente a queste parole ma butta via il bastone e se ne va. Il riso e' caro, le rape sono grosse, la realta' e' cosi' com'e'. Il bastone buttato via: quando non c'e' nessuna idea attaccata alla realta' delle cose, il discepolo che pratica la Via capisce di essere una cosa sola col riso, con le rape e col bastone. In quell'istante non puo' evitare di perdere se stesso, essere ingoiato dal bastone del maestro e diventare una cosa sola con esso.

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5. 3. I monti, i fiumi e la terra. Il sole, la luna e le stelle.



Il maestro Doghen usa spesso esprimere tutto l'universo e tutti gli esseri esistenti con le parole "I monti, i fiumi e la grande terra; il sole, la luna e le stelle", cosa che imparo' dallo Zen cinese. Queste parole sono tramandate nel capitolo 7 del "Rento-Eyo" in un dialogo fra il maestro Isan Reiyu (771-853) e Kyozan Ejaku (807-883).

Isan chiese a Kyozan: "Cos'e' secondo te la meravigliosa purezza e il cuore meraviglioso?" Kyozan rispose: "Sono i monti, i fiumi e la grande terra; il sole, la luna e le stelle".
Doghen nello Shobo-Ghenzo usa queste parole per esprimere che il cuore, il vero se' e tutti gli esseri dell'universo sono una cosa sola.

Il cuore sono i monti, i fiumi e la grande terra; il sole, la luna e le stelle. (17)

L'Unico Cuore sono i muretti del giardino, sono i ciottoli e i sassi; sono i monti, i fiumi e la grande terra. (18)

Ora i monti, i fiumi e la grande terra; il sole, la luna e le stelle, questi sono il cuore. I monti, i fiumi e la grande terra, questi non sono esseri. Non c'e' il grande e il piccolo. Non c'e' il raggiungere e il non raggiungere. Non c'e' il conoscere e il non conoscere. Non c'e' l'essere in unione e il non essere in unione. Non c'e' differenza fra il satori e il non satori. (19)
Qui Doghen urge i suoi discepoli a essere una cosa sola con tutte le cose cosi' come sono. Quando uno pensa agli innumerevoli esseri o cerca di capirli, c'e' contrapposizione fra il se' e gli esseri; non si e' un solo corpo.

Un giorno un monaco chiese al maestro Chosa Keijin: Come possiamo far diventare i monti, i fiumi e la grande terra noi stessi? Il maestro rispose: Come possiamo noi far diventare noi stessi montagne, fiumi e la grande terra? Questo significa che il se' e' originalmente il se'; ma non bisogna mai perdere se stessi anche quando diciamo: "noi siamo montagne, fiumi e la grande terra". (20)
Doghen continua:

Il monaco Egaku di Roya, detto "il grande maestro ampiamente illuminato" era un lontano discendente di Nangaku. Un giorno Shisen, un insegnante del Buddismo scolastico gli chiese: Com'e' che la natura originale purissima si manifesta nelle montagne, nei fiumi e nella grande terra? A questa domanda il monaco rispose soltanto: Com'e' che la natura originale purissima si manifesta nelle montagne, nei fiumi e nella grande terra? Qui noi sappiamo che non dobbiamo confondere la natura purissima originale delle montagne, dei fiumi e della grande terra con le montagne, i fiumi e la grande terra. Di questo fatto i maestri dei sutra non ne hanno mai sentito parlare nemmeno in sogno. Non sanno che le montagne, i fiumi e la grande terra sono le montagne, i fiumi e la grande terra. (21)
Qui il maestro Egaku e l'insegnante Shisen ripetono le stesse parole, ma il significato che gli danno e l'atteggiamento spirituale e' diverso. Shisen guarda le montagne, i fiumi e la grande terra oggettivamente, pero' diversamente da Egaku, non conosce per nulla le montagne, i fiumi e la grande terra nella loro vera natura purissima originale.
E in alcuni casi usa queste parole per indicare l'universo e tutti gli esseri come manifestazione della Natura del Buddha.

Queste montagne, questi fiumi e la grande terra, sono tutti il grande mare della Natura del Buddha. Se e' cosi' quando si vedono le montagne e i fiumi, si vede la Natura del Buddha. (22)

Poiche' i vari Buddha e Thatagata rendono l'universo intero ampiamente illuminato, tutti i fenomeni del mondo esprimono l'illuminazione dei Buddha. Per cui le montagne, i fiumi e la grande terra, il sole, la luna e le stelle, tutti sono l'illuminazione del Thatagata; vedere le montagne e i fiumi e' vedere il Tathagata. (23)
Se si fosse un corpo solo con l'universo e con tutti gli esseri, la "pratica" e' la pratica delle montagne, dei fiumi e della grande terra; non e' soltanto una pratica mentale o una pratica fisica, e' la pratica di tutto il se', del se' che e' una cosa sola con le montagne, i fiumi e la grande terra. Piu' che una pratica religiosa che ha al centro le scritture, si tratta di una pratica religiosa che e' a stretto contatto con tutti gli esseri.

In questo modo si conducono alla pratica religiosa le montagne, i fiumi e la grande terra, e a loro volta le montagne, i fiumi e la grande terra conducono noi alla pratica religiosa. (24)

Si imparano e si insegnano i sutra con le montagne, i fiumi e la grande terra. Si imparano e si insegnano i sutra con il sole, la luna e le stelle. (25)

Quando si studia la Via seguendo i rotoli dei sutra, in verita' i sutra balzano fuori dai rotoli. Questi rotoli di sutra sono l'universo nelle sue infinite dimensioni; sono le montagne, i fiumi e la grande terra; sono le erbe e le piante, sono il se' e l'altro. (26)
In Cina le parole: "le montagne, i fiumi e la grande terra; il sole, la luna e le stelle", erano usate per indicare l'universo e tutti gli esseri, e lo Zen le usa in modo particolare per sottolineare che l'universo e gli esseri sono un corpo solo con il se'. Il maestro Doghen uso' queste in modo particolare e nella pratica religiosa sviluppo i Koan da un mezzo di concentrazione (Kosoku-Koan) al diventare una cosa sola con la natura, le montagne, i fiumi e la grande terra, ecc, che compaiono davanti ai nostri occhi (Ghenjo-Koan). Quando egli abbandono' Kyoto e ando' a costruire il suo nuovo monastero di Eiheiji sulle montagne di Echizen, certamente il motivo principale era quello di sfuggire alla persecuzione delle altre scuole buddiste. Pero' non bisogna dimenticare la scelta dell'ambiente: piuttosto che l'ambiente di Kyoto, citta' centro del buddismo scolastico tradizionale, le montagne e le profonde valli della provincia di Echizen dove la natura nel suo splendore era sempre davanti agli occhi, era l'ambiente ideale per la sua pratica religiosa che aveva come scopo di far vivere i discepoli come un tutt'uno con la natura.
Doghen, prima di tornare a casa dalla Cina, fu consigliato dal maestro Nyojo di non stare nelle citta' ma ritirarsi in eremitaggio sulle montagne e continuare la pratica di meditazione per proteggere il vero insegnamento del Buddha. Il fatto che la sua partenza per la provincia di Echizen sia avvenuta il 17 luglio 1243, l'anniversario di morte del maestro Nyojo, avvenuta 15 anni prima, fa pensare che questa decisione fosse il desiderio di mettere in pratica i consigli del maestro.

Qui ho citato solo i passi dove Doghen esprime l'universo intero e tutti gli esseri con le parole "le montagne, i fiumi e la grande terra; il sole, la luna e le stelle". Pero' ci sono altre parole con cui egli esprime l'universo e gli esseri che appaiono davanti agli occhi e manifestano la Verita' Assoluta. Per esempio: "L'unico cuore del triplice mondo" (Sangai-Yuishin); "Esseri sensibili-esseri non sensibili" (Ujo-Mujo);"La grande terra e la nazione" (Daichi-Kokudo); "Gli innumerevoli esseri e le miriadi di fenomeni" (Shinra-Bansho); "Le erbe, le piante, i ciottoli e i sassi" (Somoku-Garyaku), ecc.
Inoltre una espressione che Doghen ha molto a cuore e' "Il Corpo della Verita' diffuso nelle dieci direzioni dell'universo" (Jinjippokai-Shinjitsunintai). Questo indica tutti i mondi e tutte le cose dell'universo diffuse nelle dieci direzioni (27), che sono cosi' come sono il Vero Corpo del Buddha, la manifestazione della natura del Buddha. Oppure cambiando le parole, il se' e tutti gli esseri sono la vera realta' che riempie l'universo, sono il Corpo del Buddha. Anche pensando alla nostra vita, noi siamo solamente fatti vivere all'interno della realta' assoluta che qui e' paragonata a un corpo. Questa espressione Doghen la prese da "Keitoku Dentoroku", 21 al capitolo del maestro Ankoku Ekyu, dove e' riportata come un detto del maestro Ghensha Shibi (28)

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L'universo nelle dieci direzioni, questo e' il Corpo della Verita'. La vita e la morte, il passato e il futuro, questo e' il Corpo della Verita'. Pensando a questo corpo allontanarsi dai dieci mali, osservare gli otto precetti, abbandonare il mondo per la vita religiosa, questo e' il vero studio della Via. Per questo si dice che e' il Corpo della Verita'...
Il tu di adesso, l'io di adesso, siamo persone nel Corpo della Verita' diffuso nelle dieci direzioni dell'universo. Senza avere incertezze su di questo, bisogna impegnarsi nello studio della Via. (29)

La mia esistenza e' il Corpo della Verita' diffuso nelle dieci direzioni dell'universo; e' un monaco con due occhi diffuso nelle dieci direzioni dell'universo; tutti gli esseri sono il Corpo della Verita' diffuso nelle dieci direzioni dell'universo. (30)

Il vero pellegrinaggio per visitare i maestri (Hensan) e' la comprensione totale del Corpo della Verita' diffuso nelle dieci direzioni dell'universo. (31)
Secondo Doghen, la pratica religiosa e' praticare il Corpo della Verita' diffuso nelle dieci direzioni dell'universo. E' una pratica religiosa che e' risvegliarsi (illuminazione) al fatto che stiamo vivendo nella Verita' Assoluta che riempie l'universo, alla coscienza di essere un corpo solo con tutti gli esseri.

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NOTE

(1).."Ryogakyo" (Lankavatara-sutra) e' uno dei piu' rappresentativi del Mahayana. Parla soprattutto del Buddha innato (Nyoraizo) e della Coscienza Originale piu' profonda e innata in tutte le creature (Araya - shiki). "Shikan", (Chih-kuan, Fermare le illusioni e ottenere l'Illuminazione), e' l'opera principale di Chighi (Chih-i, 538-597), fondatore del Buddismo Tendai. Shikan e' anche un esercizio di concentrazione paragonabile allo zazen. "Dainichikyo" (Mahavairocana-sutra) e' la scrittura fondamentale del Buddismo tantrico.

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(2).."Shobo-Ghenzo", cap. Sokushin-Zebutsu.

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(3)..Citazione dal capitolo "Le 37 vie di separazione dal mondo" del Kegonkyo, Avatamsaka-sutra, Hua-yen-ching.

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(4).."Shobo-Ghenzo", cap. Sangai-Yuishin.

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(5)..Seighen Yuishin era discepolo di Kaido Soshin della scuola Rinzai, corrente Oryo. Visse durante la dinastia Sung, ma le date precise non si sanno. Questo passo e' citato dal cap. 6 del Futoroku, uno dei cinque Toroku (Le Cinque cronache dell'insegnamento).

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(6).."Shobo-Ghenzo", cap. Shinjin-Gakudo.

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(7).."Shobo-Ghenzo", cap. Kobutsu-shin. Nan'yo Echu (Nan-yang Hui-chung, 675-775) e' uno dei discepoli del Sesto Patriarca Eno.

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(8)..Baso Doitsu (709-788) e' il successore di Nangaku Ejo.

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(9).."Shobo-Ghenzo", cap. Ganzei (la pupilla del Buddha).

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(10).."Soshi" secondo cap. Saibutsuron (Discorso sull'unita' delle cose).

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(11).."Soshi", cap. 19 Tasseihen (Chi e' arrivato a capire la vera realta' della vita).

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(12).."Soshi", cap. 33 Tenkahen (Sotto il Cielo).

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(13).."Joron", 4x capitolo "Nehan-mumyoron" (Il Nirvana senza nome), numero 7.

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(14)..Nansen Fugan (Nan-ch'uan P'u-yuan, 748-835) fu uno dei discepoli di Baso Doitsu, e Rikko probabilmente un ufficiale governativo suo discepolo laico.

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(15)..Questo racconto di Nansen e Rikko e' riportato quasi ugualmente anche dal maestro Wanshi nelle sue poesie (Wanshi Juko) poi raccolte nell'opera Shoyo-roku al caso 91 dal titolo: "La peonia di Nansen".

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(16)..Doghen, "Eihei Koroku", secondo capitolo, n.24.

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(17).."Shobo-Ghenzo", cap. Sokushin-Zebutsu).

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(18).."Shobo-Ghenzo", cap. Sangai-Yuishin.

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(19).."Shobo-Ghenzo", cap. Shinjin-Gakudo.

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(20).."Shobo-Ghenzo", cap. Keisei-Sanshiki (il voce del torrente e l'immagine delle montagne). Questo racconto e' un koan riportato anche in "Eihei-Koroku", 9.42 e nello "Shobo-Ghenzo" in cinese, 1.16. C'e' anche nell'opera di Wanshi Shogaku "Wanshi Nenko", 66 e originalmente appare nell'opera "Dentoroku", 10 e "Rento-Eiyo", 6.

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(21).."Shobo-Ghenzo", cap. Keisei-Sanshiki. Questo racconto e' riportato anche in "Eihei-Koroku", 9.46; nello "Shobo-Ghenzo" in cinese, 1.6; in "Hekiganroku", 35 e in "Shoyo-roku", 100; la versione originale si trova in "Futo-roku", 3.

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(22).."Shobo-Ghenzo", cap. "Bussho" (La Natura del Buddha).

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(23).."Shobo-Ghenzo", cap. "Shizen-Bhiku" (Un monaco al quarto stadio della meditazione).

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(24).."Shobo-Ghenzo", cap. "Shoaku-makusa" (Non commettere il male).

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(25).."Shobo-Ghenzo", cap. "Bukkyo" (I sutra del Buddha).

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(26).."Shobo-Ghenzo", cap. "Jisho-zanmai" (Il samadhi dell'auto-illuminazione).

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(27)..Le dieci direzioni sono: nord, est, sud, ovest; nord-est, sud-est, sud-ovest, nord-ovest; sopra e sotto.

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(28)..Ankoku Ekyu e' un monaco della discendenza di Seighen, morto nel 913. Ghensha Shibi (835-908) insieme a Unmon Bun'en era discepolo di Seppo Ghison.

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(29).."Shobo-Ghenzo", cap. "Shijin-Gakudo".

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(30).."Shobo-Ghenzo", cap. "Sangai-Yuishin".

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(31).."Shobo-Ghenzo", cap. "Hensan".

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