Cap. 6. Un tentativo di confronto.
Ritorna all'indice
.
Non e' una cosa facile confrontare due fedi come il Cristianesimo e il Buddismo Zen. Anche se si possono notare alcuni punti in comune, esse sono fondamentalmente su posizioni diverse. Poiche' lo Zen non afferma un Assoluto personale come il Cristianesimo e' spesso criticato come ateismo; oppure per il fatto che spesso chiama "Mu" (il Nulla) la realta' assoluta, puo' essere visto come nihilismo. Inoltre poiche' nella pratica religiosa Zen non c'e' nessuno che aiuta con la grazia soprannaturale gli sforzi del religioso, e' chiamata spesso una fede nella propria forza (jiriki), e sembra che tutto sia lasciato allo sforzo della meditazione.
Nel mio caso, la prima volta che ho conosciuto la meditazione Zen e ho provato a sedermi e a concentrarmi, ho gustato una profonda serenita' nel cuore, e senza troppi problemi ho continuato in questa forma di meditazione. Specialmente dopo essere venuto in Giappone ho continuato questa meditazione con impegno e ho avuto la possibilita' di partecipare a numerosi ritiri di meditazione zen (sesshin) e di avere la guida di maestri eccellenti. Quando siedo in meditazione Zen o quando studio l'insegnamento dei maestri buddisti e confronto la mia visione di esso con il maestro, noto che dentro di me non c'e' nessuna contraddizione fra la mia fede cristiana e questo insegnamento. Mantenendo la mia fede cristiana, continuando la pratica di preghiera, e sforzandomi ogni giorno di praticare l'insegnamento evangelico, mi sembra di non avere difficolta' ad attingere anche all'insegnamento del Buddha e dei maestri Zen. Anche il maestro Yamada Koun del San'un Zendo (La casa di meditazione delle tre nuvole) di Kamakura, che mi sta guidando in questo cammino mi ha chiesto: "Tu che sei un credente cristiano e per di piu' un missionario cattolico, quando pratichi meditazione Zen cosa avviene dentro di te? Quello che nello Zen e' chiamato il mondo del Mu, e la realta' assoluta che nel cristianesimo e' chiamata Dio, in che relazione stanno dentro di te? In fondo in fondo, si puo' dire che siano la stessa cosa?".
Ci penso spesso, ma non riesco a dare una risposta precisa. Quando ci si pensa e si formulano pensieri e categorie, certamente il Mu e Dio sono due cose completamente diverse, due categorie appartenenti a religioni e culture diverse. Pero' quando nella meditazione abbandono le parole, i pensieri e le categorie e sto solamente seduto (Shikantaza) il Mu, Dio e io scompaiono. Non c'e' nulla che si contrapponga a nulla. C'e' solo la coscienza chiara dell'esistenza pura. Con che parola posso chiamare questa?
Il Mu dello Zen e' diverso dal nihilismo; esso e' quello che fin dal Buddismo delle origini e' detto "impermanenza delle cose" ("Shogyo-Mujo"). Tutte le cose sono transitorie, non c'e' nulla di assolutamente stabile e permanente. Oppure con altre parole e' detto anche "Shoho-Muga": non c'e' nessun essere che esista di per se stesso. Questa idea chiamata "Ku" (Sunyata, il vuoto) nel Buddismo Mahayana e "Mu" (il nulla) nello Zen cinese significa che tutte le cose che esistono, esistono secondo la legge delle cause. Ku e Mu indicano che tutte le cose sono transitorie, non possono esistere di per se stesse ma esistono in una relazione di causalita' vicendevole. E' questa realta' della impermanenza delle cose e della causalita' afferrata intuitivamente che viene chiamata il Vuoto, il Nulla.
Nel Buddismo si usa anche personificare questa realta' dell'impermanenza e della causalita' (l'universo intero) e chiamarlo "Hosshin" (il Corpo del Dharma; e' questo uno degli aspetti del Triplice Corpo del Buddha). Dainichi Nyorai (il Thatagata del grande sole, Vairochana Buddha) diversamente da Shakamuni Gotama Buddha non e' una persona storica; oppure diversamente da Amidha Nyorai (il Thatagata della luce infinita) o Kannon Bosatsu (il bodhisattva Avalokitesvara), non e' nemmeno la figura idealizzata del Buddha che ha raggiunto la perfezione tramite innumerevoli vite di pratica religiosa. Egli e' la vita dell'universo, e' il Corpo del Buddha come personificazione della Verita' Assoluta. (1)
Nel Buddismo Zen cinese non si sentiva la necessita' di personificare la realta' assoluta di tutto l'universo, anzi si temeva con questo di confondere i discepoli, per cui nella massima concretezza, tipica della mentalita' cinese si chiamava la realta' assoluta "i monti, i fiumi, la grande terra; il sole, la luna e le stelle" (Sanga-daichi, Nichighetsu-seishin); oppure "le erbe, le piante, i ciottoli e i sassi" (Somoku-garyaku), "la pianta di quercia nel giardino" (Teizen no hakujushi), ecc. Si usava mostrare concretamente come tutte le cose cosi' come appaiono agli occhi sono manifestazioni della realta' assoluta.
Anche il maestro Doghen che assorbi' molto bene lo Zen cinese usava spesso le parole sopra citate, pero' nel suo uso dell'espressione "Jinjippokai-Shinjitsunintai" (il Corpo della Verita' diffuso nelle dieci direzioni dell'universo), rivela una certa personificazione della realta' assoluta. Attribuisce la parola "corpo" alla Verita' universale, ma qui non si tratta di un corpo individuale e limitato come quello umano. E' solo un esempio, un mezzo per esprimere qualcosa peraltro inesprimibile a parole.
Per cercare la differenza fra Buddismo Zen e Cristianesimo nell'esprimere la realta' assoluta, bisogna dire che mentre nel Buddismo Zen la realta' assoluta e' vista nella vita dell'universo e della natura, nel Cristianesimo (come pure nel Giudaismo) essa e' vista nella storia, e particolarmente in un processo storico di salvezza. Questa puo' anche essere detta una differenza tipica fra occidentali e orientali, pero' specialmente il Giudaismo e il Cristianesimo piu' che nella vita della natura hanno individuato negli eventi storici la realta' assoluta, la sua rivelazione e la sua attivita' salvifica. Se si osserva la Bibbia, la piu' importante esperienza religiosa degli Ebrei fu l'esodo dall'Egitto, avvenuto verso il 13Esecolo aC. Mose' incontro' Dio, la realta' assoluta, in un'esperienza religiosa davanti al roveto che bruciava e con la sua forza libero' il popolo ebreo dalla schiavitu' a cui era stato sottoposto dagli Egiziani. Il nome di questa realta' assoluta che Mose' incontro' non e' una parola presa dalla natura ma indica il principio stesso dell'esistenza (Jahwe', Io sono colui che sono).
E Mose' disse a Dio: "Quando io saro' andato dai figli d'Israele ed avro' detto loro: Iddio dei padri vostri mi ha mandato a voi, se essi mi domanderanno: Qual'e' il suo nome? che cosa rispondero' loro?". E Iddio rispose a Mose': "Io son colui che sono!". Poi disse: "Cosi' dirai ai figli d'Israele: Io Sono mi ha mandato a voi". (Esodo 3, 13-14)
Molto tempo prima dell'esodo dall'Egitto il patriarca Abramo (19Esecolo aC.) aveva sperimentato la realta' assoluta in un evento storico di promessa: accrescera' e proteggera' la sua stirpe e ne fara' un grande popolo. Dopo l'esodo gli Ebrei si stabilirono in Palestina, la Terra Promessa e sperimentarono continuamente una forza di gran lunga superiore alla loro forza umana, che con braccio forte agiva nella storia proteggendo la loro nazione e dando loro vittoria sui nemici. Continuarono anche in seguito a sperimentare Jahwe' come salvezza. Le sue parole erano rivelate ai profeti e quando gli Ebrei obbedivano a queste parole la loro nazione prosperava; quando invece le dimenticavano, si rivolgevano ad altri dei e diventavano egoisti, la nazione si indeboliva fino a venire distrutta. Gesu' di Nazaret detto il Cristo, pur essendo nato all'interno del Giudaismo chiamava Jahwe', con il nome "padre". Ora chiamare "padre" l'Assoluto e' qualcosa di piu' di una semplice personificazione. Indica un profondo senso di intimita' e di unita' con l'Assoluto, Signore del cielo e della terra, colui che origino' e continua a dare la vita all'universo intero. Il nome "padre" indica si' un'Assoluto personale, ma sottolinea soprattutto la relazione di profonda unione fra il se' di Gesu' e l'Assoluto. Come il figlio riceve la vita dal padre e ogni giorno riceve la sua protezione e tutto quanto ha bisogno per vivere, e' in profonda unita' con lui e per crescere e svilupparsi obbedisce alle sue parole.
Ora nello Zen invece dell'Assoluto personale c'e' l'universo e la natura con cui il praticante si sente in profonda unita'. Egli sente di essere fatto vivere da questa realta' che appare nei monti, nei fiumi e nella grande terra, e per crescere e diventare un essere perfetto sente di dover obbedire, di dover adattare la sua vita e la sua pratica religiosa a quella realta' che e' il Corpo della Verita' diffuso nelle dieci direzioni dell'universo.
Il Cristianesimo insegna che Dio e' Creatore e l'universo e tutti gli esseri e anche l'uomo sono stati creati da lui. Se si personifica la realta' assoluta, e' ovvia conclusione dire che tutto l'universo e gli esseri che hanno la loro origine in essa "sono stati creati da essa". Il racconto della creazione del cielo e della terra si trova all'inizio della Bibbia nel primo capitolo della Genesi, pero' bisogna pensare che questo racconto nella forma che noi leggiamo adesso e' stato scritto verso il 6x secolo aC., ed erano passati piu' di sei secoli dall'esodo dall'Egitto, l'evento storico che per il popolo ebreo segno' il definirsi della fede in Jahwe'. Durante questo periodo gli Ebrei avevano sperimentato nella storia l'opera di Jahwe' come salvatore: a volte come un padre tenero, a volte un signore severo.
Cosi' Dio creo' l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creo', maschio e femmina li creo'. (Genesi, 1.27)
Queste parole della Genesi, spesso sono capite al contrario, che cioe' Dio e' a immagine dell'uomo, ma certamente questa uguaglianza fra Dio e l'uomo non riguarda la forma del corpo o la struttura della mente e del cuore, e oserei dire che anche la forma "personale" dell'Assoluto e' una forma scelta per il rapporto storico con l'uomo. E si capisce anche perche' Gesu', che si sentiva una cosa sola con l'assoluta realta' si rivolgesse a questa con il nome "Padre".
E' vero che nel Buddismo non ci si rapporta a un Assoluto Personale, pero' ci sono alcuni esempi in cui il Buddha come realta' assoluta e' paragonato ad un padre. Per esempio fra le parabole del "Sutra del Loto", ne cito due: quella della casa in fiamme e quella del figlio miserabile. (2)
La prima parabola parla della grande casa di un padre ricchissimo. Durante la sua assenza i figli sono immersi nei giochi piu' svariati, quando ad un tratto scoppia un incendio che avvolge la casa. Proprio in quel momento il padre ritorna e da fuori chiama i figli e li invita a fuggire dalla casa per salvarsi, ma essi non capiscono il pericolo e non ne vogliono sapere di abbandonare i loro giochi. Per convincerli il padre dice che fuori dalla casa vi sono i tre carri che essi avevano sempre desiderato: il carro tirato da pecore, il carro tirato da cervi e il carro tirato da buoi. I figli a sentire questo escono di corsa, appena in tempo per non essere travolti dalle fiamme, pero' si adirano col padre quando si accorgono di essere stati ingannati. Il padre spiega che era stato necessario dire cosi' per salvarli dalle fiamme e mantiene la sua promessa facendo preparare per loro un grande carro tirato da buoi bianchi e ricoperto di gemme preziose.
Questa parabola indica che gli uomini per il loro attaccamento ai piaceri mondani vanno incontro al pericolo e alla morte, ma il padre, il Buddha, la realta' assoluta cerca in tutti i modi di salvarli, offrendo loro l'insegnamento, il veicolo per arrivare alla salvezza. Qui c'e' inoltre un accenno alla superiorita' del grande veicolo (Mahayana) che da' la salvezza a tutti, contro i piccoli veicoli (Hinayana) su cui ognuno sale da solo per salvarsi.
La seconda parabola parla di un ragazzo, figlio di un padre ricchissimo che cercando la liberta' fugge di casa. Per lunghi anni vive in un paese straniero, ma non avendo fortuna e caduto nella piu' misera poverta' comincia a viaggiare mendicando e cercando lavoro. Nello stesso tempo il padre ormai vecchio aveva cominciato a cercare il figlio fuggito per potergli lasciare l'eredita'. Un giorno per caso alla porta di un nuovo palazzo dove il padre si era trasferito, arriva un mendicante e il padre si accorge che questo mendicante e' suo figlio. Manda subito un servo per farlo entrare in casa, ma il mendicante spaventato alla improvvisa gentilezza fugge. Il padre gli manda dietro altri servi e lo convince a rimanere nelle vicinanze e lavorare in cambio del cibo e lo fa abitare in una capanna poco lontano dal palazzo. Il mendicante abita per anni li' vicino e il padre ogni tanto si traveste da povero per poterglisi avvicinare e vederlo. In seguito altre volte tenta di farlo entrare in casa, ma egli rifiuta sempre, temendo questo ricco. Alla fine quando il padre sta per morire raduna tutti i ministri e i servi, racconta quello che e' successo e dichiara suo erede questo povero davanti allo stupore di tutti.
Anche questa parabola indica il desiderio del Buddha-padre di salvare tutti gli esseri. Inoltre fa notare come la causa della miseria e della sofferenza sia l'ignoranza, il non sapere chi l'uomo veramente e'.
In conclusione il Dio del Cristianesimo e il Mu dello Zen, sono si' due cose diverse a livello di parole e di concetto, come e' diversa la cultura e il pensiero religioso che vi sta dietro, pero' e' chiaro che tutte e due vogliono esprimere la Realta' Assoluta, realta' che peraltro supera ogni parola e ogni concetto umano. Infatti le parole Dio, Padre, Mu oppure Hosshin, sono tutte parole limitate dalla capacita' umana di comprensione. Mentre da una parte la teologia cerca di definire l'indefinibile e dargli un nome, la mistica cerca di rifiutare ogni definizione dell'indefinibile per arrivare a una esperienza diretta e intuitiva di esso. In questo senso "Dio" e' un'espressione teologica, mentre "Mu" e' un'espressione mistica.
Ritorna all'inizio capitolo
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Anche nel Cristianesimo la pratica religiosa e' sempre stata tenuta in grande considerazione. A partire dal 4x secolo specialmente in Palestina, in Grecia, in Italia e nell'Africa Settentrionale sono numerose le esperienze di vita monastica. Fra le piu' famose, in Egitto e' quella di Antonio (251-356) e di Pacomio (292-346); in Italia quella di Benedetto da Norcia (morto nel 604), quella di Francesco d'Assisi, ecc.
Anche nella attuale Chiesa Cattolica vi sono comunita' monastiche come quella Trappista del ramo Benedettino che si impegnano nella pratica religiosa senza fare nessuna attivita' sociale. Esse hanno una regola simile alle regole dei monasteri Zen, vi si conduce una vita povera e si fonda la vita quotidiana sulla preghiera e il lavoro manuale. E anche in queste comunita' si da' grande importanza alla direzione spirituale. Oltre alla preghiera vi e' la meditazione, pero' a differenza della meditazione Zen insegnata da Doghen, non e' shikantaza, cioe' stare seduti in silenzio e in concentrazione senza pensare a niente; la meditazione cristiana normalmente ha un oggetto su cui fissare l'attenzione. Possono essere parole della Sacra Scrittura, parole di Gesu' Cristo, parole o esempi dei santi o insegnamenti della Chiesa. Nel silenzio e nell'immobilita' si fissa l'attenzione su questo oggetto per farlo entrare profondamente nel cuore.
Pero' oltre a questa nel Cristianesimo c'e' anche la meditazione senza oggetto. Per esempio quella chiamata "la preghiera del nome di Gesu", conosciuta anche come "la preghiera del pellegrino russo", che consiste nel ripetere continuamente senza stancarsi le brevi parole "Gesu' Cristo Figlio di Dio, abbi pieta' di me peccatore", ritmando le parole sul respiro, puo' essere considerata la versione cristiana del Nenbutsu, l'invocazione del nome di Buddha.
Oppure vi e' anche la meditazione che consiste nel rimanere immobili in silenzio svuotando il cuore. Specialmente nel periodo medioevale mistici come Ugo di S.Vittore, il maestro Eckhart, John Tauler, l'autore sconosciuto della "Nube della non Conoscenza" e piu' tardi in Spagna Teresa d'Avila e Giovanni della Croce hanno praticato e insegnato questo tipo di meditazione. Anche Bonaventura, che fu Superiore Generale dell'Ordine Francescano scrisse:
Lo spirito, per poter raggiungere la contemplazione perfetta ha bisogno di essere purificato. L'intelletto e' dapprima purificato quando non tiene in conto le impressioni dei sensi; e' ulteriormente purificato quando e' libero dalle immagini della fantasia; ed e' perfettamente purificato quando e' libero dalle conclusioni logiche della filosofia. (3)
Per quanto riguarda la pratica religiosa, a parte i metodi concreti, il punto in cui il Cristianesimo e lo Zen sono maggiormente simili penso sia l'annullamento dell'Io (kenosi), il farlo morire per risvegliarsi alla Verita'. Questo, detto con le parole di Doghen sarebbe "Lasciar cader via il corpo e la mente" (Shinjin-Datsuraku) oppure con i detti Zen "l'uomo che ha raggiunto la Grande Morte" (Daishitei no hito), "la Grande Morte prima di tutto, e la Grande Vita appare" (Daishi-ichiban, Taikatsu-Ghenjo). Quando si ha il coraggio di tuffarsi nella Grande Morte, di lasciar morire completamente l'Io, e' allora che si puo' vivere e agire in piena liberta'. Questo non indica la morte fisica, la morte del corpo, ma indica quella situazione in cui si e' abbandonato tutto, il proprio Io per prima cosa e si e' capita la Verita' e si e' ottenuta la salvezza.
Al giovane ricco che chiedeva cosa era necessario per ottenere la vita eterna, Gesu' disse:
Se vuoi essere perfetto, va', vendi quanto hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi. (Matteo, 19.21)
Altre citazioni riguardo a questo:
Il regno dei cieli e' simile ad un tesoro nascosto in un campo; l'uomo che lo ha scoperto, lo nasconde di nuovo, e pieno di gioia, va, vende quanto possiede e compra quel campo. (Matteo, 13.44-46)
Cosi' pure, chiunque di voi non rinunzia a quanto possiede, non puo' essere mio discepolo. (Luca 14.33)
Diceva poi a tutti: "Se uno vuol venire dietro di Me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e Mi segua! Poiche' colui che vorra' salvare l'anima sua , la perdera'; ma colui che perdera' l'anima sua per Me, la salvera'. Cosa giova infatti, all'uomo l'aver guadagnato il mondo intero, se poi perde se stesso, o si procura la dannazione?" (Luca 9.23-25)
In verita' Gesu' Cristo mori' a 33 anni inchiodato su una croce. Il motivo fu che la Verita' del Regno di Dio che egli aveva scoperto mostrava la futilita' della struttura religiosa giudaica di quel tempo. Specialmente affermazioni come quella di essere una cosa sola col Padre, non potevano essere capite dai maestri giudaici che fondavano il loro insegnamente su innumerevoli leggi e sull'idea di premio per i buoni e castigo per i cattivi. Pero' Gesu' che abbandono' tutto e non ebbe paura di abbandonare anche la vita fu risuscitato, e per quelli che credono in lui e' diventato un'esistenza eterna e universale. Nel Cristianesimo si da' molto risalto al morire per avere la vita eterna. Questo significa morire con Cristo per essere con lui risuscitati a vita nuova. Anche il battesimo, la cerimonia di iniziazione alla vita cristiana, una volta consisteva nell'essere immersi nell'acqua di un fiume. Non si tratta solo di essere aspersi con dell'acqua di purificazione, ma indica l'uomo vecchio che affonda nell'acqua del battesimo e muore e uscendone rinasce alla nuova vita eterna con Cristo. Anche le parole della cerimonia sottolineano il fatto di morire con Cristo per rinascere a vita nuova.
Quando si parla di "Satori", si e' soliti pensare a un'esperienza psicologico-spirituale molto particolare. Anche nel Cristianesimo qualche volta si ricerca attraverso la preghiera e la meditazione l'unita' mistica con Dio e questa puo' essere indicata come estasi. Pero' secondo l'insegnamento del maestro Doghen, il mondo del Satori sono le montagne, i fiumi e la grande terra; sono tutti gli esseri e i fenomeni naturali come compaiono davanti agli occhi. Quando si riesce a vedere che si e' una cosa sola con tutte le cose intorno, con tutti gli uomini intorno a noi e si riesce a vivere coerenti con questa intuizione quello e' il Satori nel suo splendore, e' l'illuminazione perfetta. Questo che nello Zen e' chiamato Satori con parole cristiane vorrei chiamarlo "il Regno di Dio".
Gesu' ando' in Galilea predicando il Vangelo di Dio e dicendo: "il tempo e' compiuto e il Regno di Dio e' vicino; convertitevi e credete al Vangelo". (Marco 1.14)
Il tempo della salvezza e' adesso. Il Regno di Dio non e' una cosa lontana, e' qui, ora. La vita quotidiana e' il tempo della salvezza, e' la vita eterna. Il Regno di Dio e' rinnovare il cuore e vivere con questa chiarezza, e' abolire ogni barriera fra se' e gli altri, fra se' e tutte le creature. Anche l'"amore", che il Cristianesimo mette al centro del suo insegnamento e' la stessa cosa. Quando si dice "amatevi a vicenda", "amate i vostri nemici", questo amore nella parola originale greca si dice "agapes". Nella lingua greca ci sono tre parole che si possono tradurre con amore: oltre ad "agapes" c'e' "eros" che indica l'amore e la passione sessuale, e "fili'a" che indica predileggere qualcosa o qualcuno. "Agapes" e' tradotto anche "amore fraterno" e indica l'essere un cuore solo con l'altro. Significa che le sofferenze dell'altro sono le mie sofferenze, che le gioie dell'altro sono le mie gioie. Colui che seguendo l'esempio della croce di Cristo muore a se stesso e col cuore pieno di amore diventa una cosa sola con tutti gli altri e si impegna per la realizzazione del Regno di Dio, ha realizzato cio' che nello Zen e' detto l'aver "lasciato cader via il corpo e la mente" (Shinjin-datsuraku), e l'agire nella "Grande Vita in piena liberta' (Taikatsu-Ghenjo).
Paolo, il grande missionario della chiesa primitiva sentiva di essere una cosa sola con Cristo e consumava la sua vita per la salvezza di tutti.
Sono stato crocifisso insieme con Cristo. Vivo, ma non io, vive invece Cristo in me. (Galati, 2.19)
Anche Francesco d'Assisi, come ho detto nel secondo e terzo capitolo di questa tesi, si sentiva una cosa sola con tutte le creature e chiamava tutto "fratello" e "sorella", e anche le creature rispondevano miracolosamente a questa intimita'. Inoltre le "stimmate" che Francesco ricevette, indicano che egli era sempre in profonda unione con Gesu' Cristo. Francesco era colui che aveva abbandonato tutto, si era fatto completamente povero e viveva come dice il maestro Doghen "lasciando cader via il corpo e la mente". Inoltre vivendo come un corpo solo con l'universo intero e con tutti gli esseri; con i monti, i fiumi e la grande terra, con le erbe, le piante, i ciottoli e i sassi era sempre ricolmo della "perfetta letizia" della grande illuminazione, e mori' nella perfetta felicita'.
Ritorna all'inizio capitolo
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Sia nello Zen che nel Cristianesimo colui che si impegna nella pratica religiosa, dimentica completamente se stesso e diventa un corpo solo con l'universo e tutti gli esseri, nota pian piano nella sua vita un cambiamento di atteggiamento. Tratta con attenzione e con cura tutte le cose, gli altri uomini, gli animali e le piante e si impegna nella protezione dell'ambiente circostante. In ogni momento ricerca la pace con gli altri uomini che sente essere una parte di se stesso. Inoltre sente la grande responsabilita' di guidare anche gli altri su questa via.
Colui che ha capito le parole di Doghen: "il cuore sono i monti, i fiumi e la grande terra; sono il sole, la luna e le stelle", oppure ha capito in pienezza le parole di Cristo: "ama il prossimo tuo come te stesso", vede il mondo e la societa' con occhi nuovi. Egli sperimenta continuamente l'unita' e indivisibilita' fra Dio e le creature; l'unita' e indivisibilita' fra se stesso e la Realta' Assoluta.
Quando una tale persona usa le cose, non le usa come materiale o strumenti per soddisfare le proprie necessita', ma le vede come qualcosa che vive della sua stessa vita. In questo modo si puo' capire perche' Francesco facesse attenzione a non calpestare l'acqua con cui si era lavato. Oppure come dice il maestro Doghen nei capitoli Senmen (Lavarsi la faccia) e Senjo (Lavarsi e purificarsi) dello Shobo-Ghenzo, le cose piu' semplici e umili come il lavarsi la faccia e andare al gabinetto sono esse stesse la Via del Buddha, sono la manifestazione del Satori.
La persona egoista si accorge solo delle sue cose, delle cose di cui ha bisogno, delle cose che hanno relazione con se stesso. Al contrario colui che pratica la Via del Buddha oppure colui che si mette alla sequela di Gesu' Cristo, si accorge subito di tutte le cose che vivono o accadono intorno a se'; se e' buddista capisce che esse sono la manifestazione della vita del Buddha, oppure se e' un cristiano gioisce perche' le creature intorno a lui, con la loro stessa esistenza stanno lodando il Creatore.
Nella societa' attuale si e' cominciato a preoccuparsi per l'inquinamento dell'aria, dell'acqua e di tutto l'ambiente, e si pensano e ricercano i mezzi per purificare l'ambiente che e' stato inquinato da un uso indiscriminato delle cose. Pero' di solito ci si preoccupa perche' l'inquinamento dell'ambiente minaccia e mette in pericolo la stessa esistenza dell'uomo. Sono molto pochi a preoccuparsi perche' la vita degli animali, delle piante o dell'aria e dell'acqua o delle altre creature e' in pericolo. Il credente non guarda alle cose puramente come mezzi per soddisfare i propri bisogni, ma come cose viventi; e viventi della sua stessa vita; per cui se come Francesco si guardasse l'acqua come "sorella acqua", nell'acqua, cioe' nel corpo della propria sorella non si scaricherebbero acidi, veleni e scorie radioattive. Anche nel corpo di sorella aria non si scaricherebbero tanti fumi nocivi. Allo stesso modo si deve dire delle sorelle montagne, sorelle foreste e sorella madre terra. Se si capisse in pienezza che le montagne, i fiumi e la grande terra sono parte del nostro stesso corpo, non si distruggerebbero per egoistico interesse. Nel complesso, bisogna dire che l'attuale inquinamento del pianeta terra e gli altri problemi sorgono perche' gli uomini non capiscono di essere una cosa sola con l'universo e tutti gli esseri, e si comportano egoisticamente; e qui oltre all'egoismo individuale non bisogna dimenticare l'egoismo collettivo.
D'altra parte se si capisse questa unita', si capirebbe che non c'e' contrapposizione fra il se' e l'altro, non si odierebbero gli altri e non si sarebbe piu' capaci di ferire o uccidere nessuno. La pace internazionale dovrebbe essere la situazione normale del genere umano, e la guerra, nonostante approvata e voluta dai grandi del mondo, non e' che il risultato della pazzia di persone illuse, che credono di risolvere i problemi distruggendosi a vicenda e distruggendo il creato.
Nell'Europa del 18x secolo il razionalismo dichiarava la religione inutile e senza significato per la societa' attuale, ma non e' forse soltanto la religione, piuttosto che la scienza che puo' salvare il mondo e il genere umano? Infatti le piu' importanti scoperte e i piu' grandi progressi della tecnica, a seconda del cuore degli uomini possono diventare mezzi per migliorare il mondo o armi per distruggerlo. Le religioni uniscono il cuore degli uomini e li guidano a costruire con la propria forza un mondo di pace e a preparare un mondo migliore per i loro figli e nipoti.
La vera religione non e' limitata alla severa meditazione in templi oscuri che profumano incenso, o alle lunghe preghiere e cerimonie nelle chiese, per sua natura si sviluppa nell'azione. Quando si capisce di essere un corpo solo con gli altri, non si puo' stare col cuore in pace di fronte alle loro sofferenze, ma ci si da' da fare per alleviarle e guarirle, perche' e' il proprio corpo che fa male. E' come per Francesco d'Assisi e i suoi discepoli che oltre alla preghiera e alla predicazione non potevano fare a meno di andare a lavar le piaghe e curare i lebbrosi del vicinato. Ancora non si potrebbe resistere alla sofferenza della natura inquinata, e per purificarla vi si impegnerebbe tutta la forza, l'intelligenza e la tecnica a disposizione.
Come se la fratellanza universale con tutti gli uomini e con la natura, insegnata da Francesco fosse stata recepita da tutto il mondo, il 27 ottobre 1986, ad Assisi si e' svolto un raduno di preghiera per la pace del mondo. Rappresentanti di numerose religioni venuti da tutto il mondo hanno pregato insieme, ognuno nel proprio modo per la pace. E fu una cosa senza precedenti che tante persone religiose si siano trovate per invocare la pace nel mondo, senza nessuna interferenza politica.
I rappresentanti giapponesi che vi parteciparono prepararono poi l'anno successivo in Giappone al monastero Hieizan di Kyoto un summit delle religioni mondiali.
Alla preghiera di pace di Assisi, la citta' di Francesco, rispose la preghiera di Kyoto, citta' di Doghen. E' questo forse soltanto un puro caso?
Ritorna all'inizio capitolo
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
NOTE
(1)..Nel Buddismo si parla dei tre corpi del Buddha:
1. Hosshin (Dharma-kaya), e' il supremo dei tre, e' la Verita' Assoluta che pervade l'universo, ineffabile, non sostanziale, idealizzata e personificata in Dainichi Nyorai (Vairocana).
2. Hojin (Sambhoga-kaya), e' il Buddha che ha raggiunto la suprema perfezione attraverso innumerevoli vite di pratica religiosa. Come esempio si puo' pensare ad Amida, Yakushi, o Miroku.
3. Ojin (Nirmana-kaya), e' il corpo del Buddha che prende diversi aspetti per poter salvare tutti gli esseri. Il principale e' il Buddha storico Shakamuni; inoltre vi sono quelli che cambiano gli aspetti a seconda delle necessita' degli esseri, come Kwannon, Jizo, Fudo-Myoo, ecc.
Ritorna al testo
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
(2)..Il Sutra del Loto (Myoho-renghekyo, Saddharma-pundarika-sutra), e' uno dei sutra principali del Buddismo Mahayana. E' il testo base della scuola Tendai e in Giappone delle correnti derivate da Nichiren. In esso vi sono diverse parabole che spiegano la verita' del Buddha con immagini facili.Ritorna al testo
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
(3).."Detti di Bonaventura", primo libro, seconda distinzione. (Citato in Enomiya Lassalle, "Zen Meditation for Christians", 1974, pg.79.
Ritorna al testo
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.